ARTE
Quattro artisti davanti al Crocifisso
Hans Memling è un grande artista del Rinascimento fiammingo
È di Hans Memling (1440-1494), uno dei maestri della pittura fiamminga del Quattrocento, il nuovo capolavoro esposto al Museo diocesano di Milano: una potente Crocifissione che, in prestito dal Museo Civico di Palazzo Chiericati di Vicenza, ci accompagna per il tempo di Quaresima e di Pasqua, dialogando con quattro artisti contemporanei e con la loro personale meditazione sul mistero della croce. La mostra, curata da Valeria Cafà, Giuseppe Frangi e Nadia Righi, si propone dunque, come ormai consuetudine, come occasione di preparazione alla Pasqua. L’opera di Memling, tavola centrale di un trittico giovanile oggi smembrato, commissionato intorno al 1470 dall’abate dell’abbazia cistercense delle Dune, nelle Fiandre, nasce come quadretto per la devozione privata. La scena è sobria ed essenziale, un paesaggio collinare descritto quasi a volo d’uccello, con cura lenticolare, come tipico della tradizione fiamminga, fa da sfondo al Cristo crocifisso, isolato nella parte alta della rappresentazione, immerso in una luce chiara, che sembra squarciare le nubi in lontananza. Ai piedi della croce, Giovanni, la Maddalena e Maria, con il volto rigato di lacrime trasparenti, esprimono il proprio dolore, intimo, trattenuto, umano, che invita all’immedesimazione. Non c’è nulla di narrativo, nulla di gridato, domina ovunque, scriva Nadia Righi direttrice del Museo Diocesano, «un senso di calma e lentezza, tanto che chi guarda è spinto naturalmente a porsi in atteggiamento di contemplazione». Nel calvario di Memling, scrive Giovanni C.F. Villa «ogni figura è costruita per sostenere una meditazione lenta, ogni gesto è pensato per accompagnare il fedele in un percorso di immedesimazione progressiva». Così hanno fatto i quattro artisti chiamati a confrontarsi con il capolavoro, offrendo il risultato della propria personalissima meditazione, in un dialogo continuo con l’opera, anche a livello espositivo: quattro spazi, uno per ogni artista, si aprono a corona intorno alla piccola tavola fiamminga. Matteo Fato (Pescara, 1979), ha colto, scrive Frangi, tutta la bellezza e la vertigine dell’opera di Memling, e ha realizzato una macchina devozionale dolorosamente smontata e ‘ammutolita’, a suo modo anche lei crocifissa dai rovesci della storia. Stefano Arienti (Asola, Mantova, 1961), ha ripreso le fattezze del Crocifisso di Memling, realizzandolo con macchie di colore dorate applicate su un grande telo antipolvere di quelli usati nell’edilizia. Il Calvario, un teschio ispirato a un’opera di Vincent Van Gogh, è invece realizzato con la tecnica della pittura a pongo. Danilo Sciorilli (Atessa, Chieti, 1992), ha ragionato, con due video-animazioni, su chi fosse il destinatario di questa Crocifissione e quale relazione stabilisse quotidianamente con essa. Infine, l’occhio di Julia Krahn (Jülich, 1978) è caduto sulla Vergine, figura intensa e dolorosamente umana, emblema per l’artista della sofferenza di tutte le madri private dei figli.
© Riproduzione Riservata


