LA STORIA
«Tu stai resistendo al sacerdozio»: così l'ingegnere Giuseppe ha trovato la sua strada
Il percorso del varesino Bianchi che a 36 anni sarà ordinato sacerdote. La vocazione è arrivata in piena pandemia
Giuseppe Bianchi è il meno giovane dei cinque novelli sacerdoti della zona pastorale varesina che l’arcivescovo Mario Delpini ordinerà in Duomo a Milano sabato prossimo, 13 giugno. Nato a Varese 36 anni fa, percorso scolastico tra elementari Morandi, medie Manfredini, liceo Ferraris, poi il Politecnico di Milano da cui esce ingegnere civile e l’inserimento nel mondo del lavoro: contribuisce a progettare la “variante di valico” tra Emilia e Toscana e poi entra in un’azienda meccanica di Busto Arsizio. Fa il mestiere per cui ha studiato, alle spalle una famiglia profondamente cattolica, una costante educazione alla fede all’oratorio di San Vittore, agli Scout Varese2, a Gioventù Studentesca-Comunione e Liberazione.
ERA IL 29 SETTEMBRE 2018: LA SVOLTA
Passati i 30 anni, la vita chiedere di “stringere”, ma manca qualcosa. «Il 29 settembre 2018, in attesa della messa delle 18», lo afferma con la precisione di chi ricorda un incontro decisivo, «entro nella Basilica di San Vittore. Non lo avevo programmato, ma mi confesso. Ad attendermi c’è don Giovanni Buga al quale confido che il lavoro non mi soddisfa del tutto: penso di dare ancora qualche esame di matematica e fare il concorso per insegnare. Mi ascolta e mi dice: tu stai resistendo al sacerdozio. Una botta temeraria cui oppongo un deciso rifiuto, ma le sue parole mi rodono dentro. Nel 2019 inizio un percorso di verifica vocazionale e l’anno successivo, in piena emergenza Covid, entro in seminario a Venegono».
«MOMENTI DI FATICA»
Senza un dubbio, un tentennamento vista anche la rapidità della scelta? «Dubbi radicali no, momenti di fatica sì, specie al terzo anno. Ma, ecco, non mi piace parlare di scelta», dice don Giuseppe: «È la vocazione stessa a essere una scelta perché la vita coincide con la vocazione e viceversa. Del resto, se la vocazione sacerdotale non fosse autentica, sarebbe una scelta folle». Specie in una società in cui Dio, se c’è, sembra non c’entrare nulla con l’esistenza. «Usciamo dal seminario come una classe unita attorno al moto di sant’Ambrogio “Cristo è tutto per noi” che abbiamo scelto per l’ordinazione. Ora dobbiamo testimoniarlo».
Il servizio completo sulla Prealpina di giovedì 11 giugno in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
© Riproduzione Riservata


