LA STORIA
Diciannove anni, due mesi di coma, il risveglio: la nuova vita di Santiago
Santiago Bressan è ricoverrato all’ospedale di Circolo dal Natale scorso. La consegna del diploma di maturità nel Giardino del respiro
Ritorno alla vita. Dopo due mesi in coma e quattro di ricovero. Santiago Bressan ha 19 anni e dall’ospedale di Circolo di Varese, dove è ricoverato dal 25 dicembre, lancia il suo appello: «Ragazzi, quelle che contano sono le piccole cose della vita, anche le più insignificanti, lo si capisce quando all’improvviso non le si ha più». E poi un monito, rivolto anche a se stesso: «Non è il momento di arrendersi». Santiago, al risveglio, ha perso la memoria degli ultimi due anni, ma il recupero è costante. Così è stata organizzata anche la consegna del diploma di maturità, in ospedale.
Un luogo speciale
Il giovane ha concluso gli studi al liceo scientifico Ferraris con la lode, unico dell’istituto, la scorsa estate. La cerimonia si è svolta nel Giardino del respiro, al Circolo, sul terrazzo delle Terapie intensive. Una tenacia grande, la sua, colpito da una patologia rara - al mondo si contano pochi casi - dopo che all’improvviso è stato male. Sembrava una forma influenzale come tante, quella che lo aveva colpito un paio di giorni prima di essere portato in Pronto soccorso. Non era così: crisi convulsive, la necessità del ricovero in Terapia intensiva neurochirurgica. Lì è rimasto fino a pochi giorni fa, quando è stato trasferito in Riabilitazione. È stato sedato per due mesi, ora affronta un lento recupero, ma fa passi da gigante: è seguito benissimo da una équipe multidisciplinare e ha un cervello da Nobel. Ha una famiglia che lo ha seguito e lo assiste dal primo giorno (papà Alessio, mamma Yaritza e la sorella Ginevra). «Non appena esco, voglio andare a trovare mia nonna», dice.
Il legame speciale
Ancora oggi che non è più in Terapia intensiva, Santiago riceva quotidianamente le visite di chi lo ha seguito in questi mesi: il professor Luca Cabrini, a capo delle Terapia intensiva generale e Neurochirurgica di Asst Sette Laghi, il dottor Alessandro Motta, responsabile di quella Neurochirurgica che ha seguito il giovane come fosse un figlio; la coordinatrice infermieristica Valentina Bettagno e la fisioterapista Nicoletta Canziani, con i colleghi. A fare la diagnosi della patologia, la neurologa Serena Broggi della Neurologia diretta da Simone Vidale.
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