LONDRA
Starmer torna a respingere le accuse sul caso Mandelson, 'non mi dimetterò'
(ANSA) - LONDRA, 22 APR - Il premier laburista britannico
Keir Starmer ha ribadito oggi categoricamente di non avere
intenzione di dimettersi, rivendicando di "essere stato eletto
dal popolo" nel 2024 dopo "14 anni di caos" dei governi Tory, in
risposta agli attacchi delle opposizioni sullo scandalo della
nomina politica ad ambasciatore negli Usa del chiacchieratissimo
ex ministro Peter Mandelson: noto per le frequentazioni col
defunto faccendiere pedofilo Jeffrey Epstein e accusato di
legami di consulenza con Russia e Cina. Replicando in tono secco
e polemico alla leader conservatrice Kemi Badenoch e ad altri
deputati, Starmer ha insistito a farsi scudo dietro l'asserito
rispetto formale del processo di verifica delle credenziali di
sicurezza nell'iter di nomina di Mandelson. E a scaricare sul
neo-silurato segretario generale del Foreign Office, Olly
Robbins, la responsabilità di non avergli comunicato le riserve
contro la stessa nomina espresse a posteriori dai servizi
d'intelligence. Ha poi sostenuto che nella sua devastante
audizione parlamentare di ieri di Robbins, in cui questi ha
evocato pesanti "pressioni" da parte di Downing Street, non lo
avrebbe direttamente smentito, "confermando" anzi la sua
versione di non aver mentito né fuorviato deliberatamente il
Parlamento su questo specifico punto. Si è quindi limitato a
ripetere l'ammissione di responsabilità per "l'errore" di aver
scelto Mandelson. Parole che non hanno convinto diversi
oppositori, incluso il centrista liberaldemocratico Ed Davey, il
quale gli ha tra l'altro contestato d'aver cercato di far
nominare ambasciatore sotto traccia anche un altro controverso
politico a lui legato: lord Matthew Doyle, più tardi sospeso dal
Labour per aver sostenuto in una campagna elettorale un
candidato incriminato per sospetti di pedofilia. (ANSA).
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