LE OPINIONI
Tanti strilloni e pochi giornalisti
Il caso Corona ha fatto scatenare i complottisti ma la realtà è un’altra
Finalmente ha aperto la sua pagina Instagram Claudio Lippi! E voi direte «chi se ne frega». In realtà attorno allo storico conduttore de “Il pranzo è servito”, ruotano una valanga di tematiche che oggi, nell'era della comunicazione, sono tutt'altro che secondarie. Il nome di Lippi è riemerso dall'oblio da un paio di settimane, da quando cioè il famigerato Fabrizio Corona lo ha intervistato in una videochiamata direttamente dalla terapia intensiva dove si trovava ricoverato. L'intervista è avvenuta nel corso di una puntata del nuovissimo programma YouTube del così detto “re dei paparazzi”, dal titolo “Falsissimo”, nel quale vengono promesse rivelazioni esplosive sul marciume nel mondo del tubo catodico. Dopo aver fatto finire in tribunale la vicenda di Alfonso Signorini, reo secondo Corona sulla base di testimonianze varie, di costringere a rapporti impropri bei ragazzoni desiderosi di entrare nel Grande Fratello, il programma, attraverso lo stesso Lippi, ha tirato in ballo Gerry Scotti che avrebbe fatto altrettanto con le vallette dei suoi programmi, tra cui Silvia Toffanin, compagna da una vita di Piersilvio Berlusconi. Nelle ultime settimane si è aperta l’inevitabile battaglia legale con interventi della magistratura che ha bloccato la messa in onda delle nuove puntate e, l’altro giorno, tutti gli account di Corona. E quindi ora ecco Lippi, riemerso dal letto di dolore, che afferma di essere vivo e (quasi) vegeto e di aver aperto la pagina Instagram per raccontare la sua versione della storia della televisione. Un altro cane sciolto in giro, insomma, e chissà che non venga silenziato pure lui. La domanda che si sono posti in tanti è se mettere il bavaglio a personaggi come Corona è una violazione del diritto di cronaca. Non possiamo naturalmente approfondire il caso nello specifico, non conoscendo i contenuti della puntata stoppata, e neppure possiamo rifarci all'episodio dell'intervista al transessuale che era con Lapo Elkann, secondo Corona rifiutata da vari editori per volontà della famiglia Agnelli. Certo, è facile ricorrere all'equazione “famiglia potente = silenzio sui segreti” ma la realtà è più complessa di così. Il buon giornalismo, quello che fa realmente un servizio, non si fa sparando nel ventilatore tutto quello che passa sotto il naso e buona fortuna e chi si prende gli schizzi. Questo modo di “informare” è stato sdoganato da Julian Assange e dalla pletora di sostenitori convinti che mettere un filtro alle notizie equivalga a porre in atto oscuri complotti. E invece l'informazione deve essere filtrata proprio perché l'interlocutore non ha gli strumenti per decodificarla al meglio. Diversamente chiunque potrebbe fare il giornalista, pensando che non sia un mestiere che, come qualsiasi altro, necessita di studio ed esperienza. Un po' come quando su Facebook si mette in discussione il parere dello scienziato, convinti che una presunta logica sia sufficiente a interpretare la realtà. Ma spesso ciò che ci sembra lampante lo è solo perché condizionato dal nostro punto di vista e il giornalista, almeno in un mondo ideale, ha la professionalità per fornire un parere terzo. E qui arriviamo proprio a chi fa giornalismo un tanto al chilo, magari pure iscritto all’Ordine, dimenticando che quando nacque il mestiere, quello che urlava in mezzo alla strada sventolando il giornale non era il giornalista, ma lo strillone.
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