IL COSTO DELLA VITA
Tutti a piedi: l’Italia dell’Austerity
Il 2 dicembre 1973 entrano in vigore le misure del governo per limitare i consumi: la fine dell’età dell’oro e del boom economico

Domenica 2 dicembre 1973. L’Italia è nella morsa del freddo: in mattinata Milano è 5 gradi sottozero, Firenze -9 e Roma -1. In Friuli si è arrivati a -16. Eppure le strade delle città sono invase da gente allegra, non c’è una macchina in giro e sembra sia stata organizzata una sagra campestre in tutta la penisola.
La fantasia degli italiani si è scatenata, da nord a sud: a Messina Daniele Orfei - del famoso Circo - è andato a bere il caffè a dorso del suo elefante, e lo ha parcheggiato davanti al bar. A Milano, invece, un signore ha montato le rotelle agli sci e ha imboccato con tranquillità la circonvallazione.
In realtà, però, il momento è grave: dieci giorni prima, il 23 novembre, il presidente del Consiglio, il democristiano Mariano Rumor, è addirittura andato in televisione a spiegare le pesanti decisioni prese dal governo. «Stiamo entrando in un inverno difficile», ha detto, e «occorre avere chiaro che l’epoca dell’energia abbondante e a basso costo è tramontata. Ciò impone un serio ripensamento dello sviluppo economico, del modo di vita, delle priorità degli investimenti» Insomma, «dovremo usare meno l’automobile e di più i servizi pubblici, dovremo abbassare il termostato nelle case e negli uffici. Dove basta una lampada cerchiamo di non usarne due», ha concluso con tono paternalistico.
Così, è comparsa la parola “austerity”, che pronunciata in inglese sembra meno pesante, dice qualcuno sarcastico. Ma, appunto, c’è poco da sorridere: in meno di un mese il prezzo del pane è raddoppiato, la pasta è aumentata di 70 lire al chilo e la benzina è salita da 152 a oltre 200.
Cosa sta succedendo? Il 6 ottobre, cogliendo di sorpresa Israele occupato nella festività dello Yom Kippur, le truppe egiziane e siriane hanno attaccato per riconquistare i territori perduti nella “Guerra dei sei giorni” del 1967. Hanno colto importanti successi, ma in due settimane gli israeliani si sono ripresi e - grazie ai rifornimenti degli Stati Uniti - sono penetrati in Egitto fino a minacciare addirittura Il Cairo. Il 22 ottobre è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco. Gli arabi sono stati sconfitti, ma hanno un’arma nuova e inedita: il petrolio. Il 17 ottobre infatti, a Kuwait City, l’Opec - l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio - ha annunciato l’aumento del prezzo del greggio di circa il 70% e pesanti tagli alla produzione. È una rappresaglia, una ritorsione contro l’appoggio degli Stati Uniti a Israele: le navi cariche di petrolio che riforniscono Europa e America vengono bloccate, il prezzo del barile si impenna da 3 a 12 dollari.
L’embargo colpisce immediatamente tutto il mondo. Per le economie “avanzate” non è solo una crisi, ma uno shock: la fine della “età dell’oro”, della crescita e del boom economico ininterrotto vissuto dall’Occidente nel trentennio precedente, sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma non solo: i Paesi europei, in particolare, si scoprono vulnerabili. L’Italia per esempio non ha risorse energetiche e la produzione nazionale dipende per il 75% dal petrolio: l’aumento del prezzo - che nei mesi successivi arriva al 220% - può avere conseguenze catastrofiche. Così, il governo il 23 novembre ha varato le misure per limitare i consumi, che entrano in vigore il 2 dicembre.
Una cura da cavallo: divieto di circolazione di tutti i mezzi motorizzati nei giorni festivi, con multe fino a un milione di lire e sequestro del mezzo. E ancora: il riscaldamento delle case a non più di 20 gradi, uffici pubblici chiusi alle 17:30, negozi alle 19 e ristoranti entro mezzanotte. Insegne pubblicitarie spente alle 21 e nei comuni illuminazione ridotta al 40%, praticamente meno di un lampione su due. Sulle strade, nei giorni feriali, limiti di velocità a 100 km. Infine, cinema e teatri devono chiudere alle 23, così come i programmi in Tv. Insomma, l’Italia si scopre fragile, al buio e a piedi. Eppure, quel giorno sembra in festa e si dice ridendo che Gianni Agnelli, aprendo le finestre e vedendo le strade vuote, si sia gettato di sotto, disperato.
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