L’ALLARME
«Vogliamo solo la nostra casa dopo una vita di sacrifici»: l'inferno di Fernando e Maria Antonietta
La disperata denuncia di due pensionati di via Como tra bivacchi, urla e spaccio: «Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni»
«Vorremmo solo riavere la nostra casa, quella che abbiamo acquistato dopo una vita di sacrifici». È una denuncia, ma anche una disperata richiesta di aiuto, quella di due pensionati, Fernando Guzzon e Maria Antonietta, fratello e sorella, entrambi residenti in una palazzina di via Como. Uno abita al primo piano, l’altra al secondo, ma per entrambi la casa dove pensavano di trascorrere una vecchiaia serena è diventata un inferno. Dormire la notte è impossibile a causa di quello che succede sulla strada. Bivacchi, urla, musica sparata a tutto volume, imprecazioni, bottiglie e persino bidoni dell’immondizia buttati in giro.
DISAGIO QUOTIDIANO
«Passate le 18.30 via Como diventa terra di nessuno», denunciano i due pensionati. Quando cala la sera, capannelli di persone cominciano a riunirsi per la strada bevendo alcolici. Un climax che sale fino a raggiungere il picco di notte, quando i gruppi da poche unità arrivano a comprendere 25, 30, 40 persone. Ognuno dice la sua, la musica è a palla, si siedono dove c’è la rientranza della scuola Righi. La barriera di cemento con le colonnine, tutelata dalle Belle Arti, è usata come una panchina. È il posto dove si mangia, si beve, ci si ubriaca, si fanno i bisogni. «Davanti al portone di casa al mattino trovo escrementi umani», dice Fernando, che continua: «Non è un problema legato alle diverse nazionalità, ma di educazione. Si è detto che la gioventù di oggi è in crisi. C’è chi sta cercando di intercettare questi ragazzi per dare loro una prospettiva diversa, ma non è quello il punto. Qui si tratta di delinquenza. Lo spaccio infatti è alla luce del sole». La gente ha paura. «Una notte sento delle urla, mi affaccio e vedo un signore a torso nudo in mezzo alla strada che lancia bottiglie a destra e a sinistra. Mi sono detto, vediamo se centra il parabrezza della mia auto. Già un bidone metallico ha colpito quello dell’auto di mia nipote», racconta Fernando.
SPETTACOLO INDECOROSO
Il vicoletto di via Como, quello che porta all’Upel, è diventato una latrina a cielo aperto, dove tutti, uomini e donne, fanno pipì. E se si dice loro qualcosa? Le risposte sono parolacce. L’esasperazione cresce tra condomini e residenti, che stanno pensando a come organizzarsi: forse una raccolta firme, forse la proposta di abbellire la via oltre i murales fatti, forse la richiesta di organizzare eventi che contrastino le cattive frequentazioni. Ma regna un clima di sconforto. «Trovo che sia inconcepibile ricevere dalle istituzioni un “non si può fare niente” – conclude Fernando –. Ci vorrebbe invece una presa di posizione forte. Vista la situazione, mi aspetterei che il sindaco ogni giorno chiamasse il prefetto per chiedergli più forze dell’ordine. E invece la sensazione è quella di essere abbandonati al nostro destino».
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