LE OPINIONI
Solo canzonette. Tanto Bennato
Sul palco il quasi ottantenne Edoardo sembra un Dorian Gray partenopeo. Favole e rock come medicina contro le brutture di oggi, che ricordano tanto quelle di mezzo secolo fa
Edoardo Bennato: Sono solo canzonette? Forse sì, ma, oggi come allora, la forza di questo eterno saltimbanco va oltre il puro svago, elargisce spunti di amara riflessione sui mali attuali della nostra società che, a ben guardare, tanto diversi non sono da quelli che il cantautore partenopeo sottolineava nei suoi anni ruggenti, tra la metà dei Settanta e il 1980, quando stupì il mondo pubblicando due album in meno di un mese, Uffà Uffà e, appunto, Sono Solo Canzonette. Rito collettivo, a cui duemila fan hanno partecipato in un teatro degli Arcimboldi sold out. E lui, attorniato da musicisti di prim’ordine (prima parte chitarra-voce-archi, l’ottimo Quartetto Flegreo, intermezzo in puro stile busker, armonica, kazoo, grancassa e chitarra, quindi entra la band, cinque elementi che trasformano l’atmosfera rarefatta in un inno al rock, con tanto di assoli dei due bravissimi chitarristi che citano a piene mani Led Zeppelin, Pink Floyd e altri maestri), non tradisce le attese. Tra ballad emozionanti e dubbi su un mondo malato (la guerra è una sorta di fil rouge nell’intera carriera del quasi ottantenne – chi lo direbbe? – Edo, dall’antica In fila per tre ai capitoli più recenti), usando spesso il formato favola (da Pinocchio a Peter Pan), Bennato colpisce nel segno. E quando, dopo oltre due ore, si spengono le note dell’ultimo bis (Nisida), la sensazione di avere vissuto qualcosa di unico unisce tutti i presenti.
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