GUERRA E SOLIDARIETA’
Varese aiuta Gaza: tonnellate di cibo per la popolazione stremata
“Una carovana per la Palestina”: l’idea di Francesco Scagni concretizzata in brevissimo.

- Varese si mobilita per la causa palestinese, e lo fa concretamente. Dopo le serate per “Rompere il silenzio” e il cammino per la pace, è la volta di una raccolta di generi alimentari per un progetto ancora più grande: salpare insieme alla Global Sumud Flotilia. L’idea varesina di Francesco Scagni è nata ieri mattina, mercoledì 27 agosto, e si è concretizzata con l’iniziativa “Una carovana per la Palestina”, che ha ricevuto una calorosissima accoglienza dalla città. Oltre una sessantina le persone volontarie coinvolte nell'organizzazione, altrettante quelle che stanno portando generi alimentari al circolo di Giubiano. Porte aperte fino alle 21 di oggi: una vera e propria catena solidale che sta coinvolgendo tutta la provincia. Le tre tonnellate di cibo raccolte nella prima metà della giornata (dalla farina alla pasta, dai biscotti al tonno, secondo le indicazioni degli organizzatori) sono state stoccate in un magazzino, da cui domani partirà un camion - messo a disposizione da un volontario - alla volta di Genova. È proprio dal capoluogo ligure che è partita la spinta italiana alla raccolta, in particolare da “Music for peace” e dal “Comitato dei lavoratori portuali di Genova”.
LA COMMOZIONE DEL SIGNOR GUIDO
Chi desidera dare un contributo porta il cibo al circolo di Giubiano, dove viene stoccato negli scatoloni, poi una staffetta di mezzi messi a disposizione dai volontari porta le confezioni al magazzino, dove vengono pesate e imballate in bancali, pronti per essere caricati sul camion. Come è stata possibile una mobilitazione simile in nemmeno ventiquattr’ore? Il maltempo e l’allerta rossa non hanno fermato la volontà dei varesini legati alla causa, ognuno secondo le proprie possibilità. Scambiando due parole con il signor Guido - varesino di 75 anni, cuore della logistica di quest’organizzazione - si legge tanta commozione nei suoi occhi. «Sono un operatore Caritas, sono andato a vedere come si erano organizzati questi ragazzi e mi è venuto un nodo alla gola, mi sono chiesto: “come faranno a fare tutto?” Ho messo a disposizione il mio magazzino, i furgoni, la macchina per “imbancalare”, i muletti». Un’attenzione organizzativa che nasconde una profonda vicinanza alle crisi umanitarie. «Ai tempi avevamo dato una mano nella guerra in Bosnia, io stesso ho avuto una gioventù sofferta, so cosa significa non avere da mangiare», dice con gli occhi lucidi e la voce spezzata.
«VOGLIA DI COMUNITÀ»
«Ci si sente meno impotenti», «Speriamo di dare un aiuto concreto», «Grazie». Sono queste le parole che si respirano passando dalla cooperativa e dal magazzino, intervallate da sorrisi. Bambini, anziani, giovani, studenti, lavoratori, c'è spazio per tutti alla raccolta. «Tutti sono uguali, le piccole differenze che ci distinguono quotidianamente - e che in altre occasioni avrebbero magari diviso - vengono annullate da una causa più grande» dice il fautore dell’iniziativa, Francesco. Ieri è stato lui il primo ad aver lanciato l’appello a Varese tramite social, raccolto poi dai numerosissimi volontari. «La mia idea individuale non si sarebbe mai concretizzata senza lo sforzo speso da centinaia di persone, ed è proprio questo il senso della raccolta, che va oltre il cibo – sottolinea Scagni -. Il mio augurio è che queste persone restino insieme e che riassaporino quel senso di comunità che stiamo perdendo».
LO SCENARIO
La speranza è che la mobilitazione varesina, italiana e mondiale venga accolta, portando a compimento quella che si prospetta essere la più grande mobilitazione umanitaria via mare della storia, con un centinaio di imbarcazioni. Raggiungere pacificamente la Striscia di Gaza rompendo l’assedio e portando aiuti, sarà questo l’obiettivo di domenica 31 agosto.
Giulia Milani
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