ANDREA CONCAS
Il visionario della cultura

Andrea Concas ha fatto del binomio arte-innovazione il liet-motif delle sue attività imprenditoriali (la sua startup offre servizi per artisti ed enti) e divulgative (è molto attivo su YouTube).
Cosa accomuna queste esperienze?
«Una vera vocazione mi porta a studiare, indagare e confutare quotidianamente il rapporto tra arte e innovazione. Poterlo fare con una grande community mi pone in una posizione di confronto, umano e professionale. Condivido la visione e la passione dell’Arte ogni giorno a prescindere dalla veste…»
Come è approdato su YouTube?
«Ho avuto la fortuna di vivere l’arte sin da bambino, di lavorarci grazie a mio padre, imprenditore, storico dell’arte e direttore di Musei Statali, mi resi quindi conto che non tutti avevano un approccio all’arte ed al suo sistema così naturale e diretto, allora decisi di dar vita ad ArteConcas per condividere questa fortuna. I video e YouTube sono stati una diretta conseguenza: vi era un buco nel settore».
Quali attitudini sono necessarie per diventare youtuber di divulgazione culturale?
«Studio, competenza e professionalità. Trovo che ci sia una grande responsabilità nel divulgare un contenuto che potrà essere oggetto di riflessione, approfondimento e studio. Come attitudini personali: empatia, chiarezza espositiva e sintesi, insieme all’onestà intellettuale sono doti fondamentali perché la community ascolta, legge e ti valuta, intuendo subito se sei sincero o costruito per vendere qualcosa».
C’è una “parola d’ordine” che unifica tutte le sue attività divulgative?
«Il confronto, senza dubbio alcuno, io cerco di rispondere a tutti, parlo costantemente con tutti, aiuto e supporto tutti nel mio piccolo. La mia è una divulgazione bilaterale, in cui mi confronto e rispondo alle domande di chiunque voglia porle».
Ritiene che questi nuovi mezzi di comunicazione (mi riferisco ai social) siano alternativi o sostitutivi dei media classici? Che differenza ritiene ci sia tra gli uni e gli altri? Ne prevarrà una sola?
«Non credo siano né alternativi né sostitutivi, sono ormai canali di comunicazione a se stanti con proprie dinamiche. Online il pubblico interagisce costantemente ed è possibile tracciare ogni sua azione e comportamento offrendogli esperienze e addirittura messaggi promozionali personalizzati. Tutto dinamico, proattivo e quantificabile. Non credo ne prevarrà uno. Le persone si spostano secondo interesse, funzionalità e momento».
I suoi recenti libri. Prima di chiederle perché ha integrato il sistema di risposta automatica (ChatBot) a un libro e a chi si rivolge il libro ChatBot, le voglio domandare: perché, nonostante tutta la sua attenzione alle nuove tecnologie digitali, non ha rinunciato alla versione cartacea?
«Adoro la fisicità, paradossalmente per compensare la ricerco più del digitale, con i convegni, le docenze, i tour per i libri o gli incontri con la community. Il libro nella sua fisicità è stato per me un vero privilegio, rispetto tantissimo la scrittura e l’importanza che compete ad un libro. Essere poi riuscito a portare innovazione in questo settore con il libro ChatBOT è stata una grande soddisfazione. La collana racconta la vita dei grandi artisti interpretando i nuovi meccanismi della fruizione digitale. L’ultimo appena uscito sulla grande artista messicana Frida Kahlo è stato primo nella classifica generale libri su Amazon per diversi giorni e settimane nel settore Arte, ancor prima di uscire, un successo non per me, ma per l’arte perché è un qualcosa che a memoria non si è mai visto per un libro d’arte, chiaro sintomo che c’è desiderio di un’Arte diversa, innovativa, partecipata e sicuramente più accessibile. La vocazione di innovare e usare strumenti sempre più vicini ai lettori per raccontare l’arte è stata la prima motivazione, cercando uno strumento che fosse quanto più vicino ai giovani e non solo, e sì perché nel duplice formato piace ai ragazzi che interagiscono con il ChatBOT mentre il pubblico più adulto ne adora la puntualità e velocità. Ho ideato il format nella scrittura con il modello delle domande e risposta, con paragrafi brevi quasi a richiamare i messaggi, in un formato dove chiunque apra il libro a qualunque pagina comunque trova un contenuto chiuso ed indipendente».
Leonardo, Banksy e ora Kahlo. Per quali motivi ha scelto questi artisti?
«Tre artisti, tre icone, tre mondi e tempi completamente diversi ma che vengono raccontati nel medesimo modo rispondendo alle domande sulla loro vita, sulle opere e sulle storie, gli aneddoti e il mercato.
Artisti diversi ma accomunati da una chiave di lettura e di racconto, ora interattiva: questo il motivo della scelta».
In cinque parole: che cosa è l’arte di oggi?
«Vita, confronto, incontro, crescita e innovazione».
Cosa accomuna, secondo lei, le diverse forme d’arte contemporanea?
«La ricerca, la rappresentazione del pensiero filosofico del tempo, a questo sono chiamati gli artisti.
La ricerca dell’artista che dovrebbe essere alla base di questo sistema dovrebbe essere il denominatore comune, ma a volte il mercato diventa più forte, mano invisibile che ne norma le dinamiche».
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