Aumenta l’abuso di alcol e di droghe e la dipendenza da cibo, internet e gioco d’azzardo.
SPECIALE SALUTE

L’abuso di alcol è in aumento, soprattutto tra i giovani. Ma quando si può parlare davvero di dipendenza, e non di vizi o di abitudini sbagliate e dannose per la salute? Lo abbiamo chiesto a Michele Sforza, psichiatra e direttore del Cestep presso la Casa di Cura Le Betulle di Appiano Gentile, centro specializzato nella cura delle dipendenze da alcol, gioco d'azzardo, internet, depressione, ansia. “Molte volte, nella cultura comune, si pensa che una persona con la sua sola volontà possa uscire da una dipendenza, ma si tratta di un pericoloso equivoco – risponde Sforza – La dipendenza da alcol è stata une delle prime sperimentate dall’essere umano. L’uso patologico di alcol comprende l’Abuso (bere eccessivo) e la Dipendenza (impossibilità di smettere). Attualmente l’abuso alcolico è un fenomeno molto sentito, che ha avuto un aumento soprattutto alla fine del lockdown, quando i giovani hanno iniziato a uscire di casa e a consumare alcol in modo pesante, cosa che ha comportato molte conseguenze, incidenti, violenze, stupri e perfino casi di coma etilico. La dipendenza si differenzia dall’abuso perché si costruisce pian piano negli anni, fino al momento in cui una persona viene agganciata senza che neppure se ne renda conto. Gli inglesi, infatti definiscono “hook” (gancio) quello stato di “prigionia”, in cui non si può più fare a meno di una sostanza o di un comportamento che produce un immediato piacere, ma anche gravi conseguenze. Quando una persona è dipendente, finisce per bere alcol o fare uso di sostanze o di comportamenti compulsivi (ad esempio gioco d’azzardo patologico) anche quando non ne ha voglia, ma solo perché ne ha bisogno”.
Anche la sigaretta è una dipendenza: la nicotina, infatti, agisce nella stessa area del cervello (nucleus accumbens)- dove “vanno” la cocaina, l’alcol, il cibo o la dipendenza da internet. Le dipendenze, ormai lo sappiamo, non si comandano con la volontà, ma la buona notizia è che è possibile interrompere il circolo di “soddisfazione compulsiva del bisogno” con terapie mirate. “Per contrastare le dipendenze è necessario un trattamento a 360 gradi. E’ indispensabile fornire risposte che vadano a soddisfare più esigenze (fisiche , psicologiche e sociali), con un programma complesso (sedute di psicoterapia individuale, di gruppo, terapie farmacologiche)” dice Sforza. Un aiuto però ci arriva ultimamente anche dalle nuove tecnologie: la Casa di Cura Le Betulle è tra le pochissime strutture presenti sul territorio ad impiegare, già da qualche anno, per il trattamento di alcune malattie psichiatriche la TMS (Stimolazione Magnetica Transcranica), programmando in ogni singolo caso come possa essere applicata ai diversi disturbi e con quali benefici.
La Stimolazione Magnetica Transcranica è una tecnica non invasiva, approvata dalla Food and Drug Administration statunitense e dall'Unione Europea, per il trattamento di alcune tra le più diffuse patologie psichiatriche e neurologiche, e funziona inducendo un campo elettromagnetico per mezzo di un “coil” (bobina) di stimolazione e di un "navigatore” che consente di stimolare in modo selettivo precise aree della corteccia cerebrale a seconda della patologia da trattare.
“La TMS, attivando specifiche aree del cervello, riesce a ridurre quell’impulso irrefrenabile, che definiamo craving – spiega Sforza - aiutando a ripristinare il meccanismo di controllo perso, potremmo dire aiutando a reinserire “il freno a mano”. Poter usufruire di questo nuovo aiuto tecnologico all’interno del sistema di terapia significa poter realizzare una sempre maggiore efficacia nella cura della dipendenza”.
A cura di Prochemi
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