BALLERINE
Andiamo piatte, anzi piattissime

Quando si tratta di scarpe come le ballerine non ci sono vie di mezzo: o si amano o si odiano. In quanto scarpe piatte e senza tacco, infatti, non sono sempre apprezzate e, anzi, molto spesso vengono calorosamente disprezzate e derise, anche dalle più accanite amanti del fashion. La realtà, però, è che l’origine di queste scarpe non potrebbe essere più lontana dal mondo della moda. Questo tipo di calzature, infatti, nasce – ovviamente – sul palcoscenico, ai piedi di ballerine come Marie Camargo. Fu proprio lei, infatti, a dare alle ballerine l’aspetto con cui le conosciamo oggi. Agli inizi del Settecento, quando la danza era ancora un privilegio delle corti e la scena dominata da ballerini maschi, la Camargo si fece portavoce della modernizzazione della danza classica, introducendo il concetto di salto e di alcune figure che necessitavano di grande libertà di movimento. Fu proprio questo il motivo che spinse Marie Camargo a scegliere abiti più leggeri, ad accorciare le gonne e, soprattutto, a togliere il tacco dalle sue scarpette da danza. Era il 1726 e la sua scelta in fatto di costumi fece immediatamente scuola. Tanto, che fu da questa innovazione nel campo della danza che nacquero le ballerine come le conosciamo oggi. Da allora, una significativa innovazione avvenne nel 1932 per opera di Jacob Bloch, calzolaio russo trasferitosi in Australia, che realizzava scarpe da ballo per aiutare le ballerine di Sidney a stare sulle punte. La definitiva trasformazione delle ballerine, però, avvenne circa quindici anni dopo nel laboratorio di Rose Repetto, vicino all’Operà di Parigi. Il risultato fu un modello tecnico, capace di garantire resistenza, flessibilità e comodità al piede. Grazie alla suola piatta, ai rinforzi e alla scollatura sul collo del piede, questo nuovo tipo di scarpa divenne il preferito di danzatori e danzatrici di tutto il mondo. Il mito Repetto nacque proprio allora, nel 1947, e fu considerato sin da quel momento uno dei marchi di riferimento per le ballerine. Al di fuori dei teatri, però, le ballerine raggiunsero la fama grazie a una delle eroine più amate di tutti i tempi: Brigitte Bardot. L’attrice chiese proprio a Madame Repetto di confezionare per lei delle scarpe che potesse usare durante le riprese del film E Dio creò la donna nel 1956 e nel tempo libero. Il modello venne battezzato Cendrillon e conquistò immediatamente un posto nell’Olimpo della moda. Un prototipo che entrò subito a far parte dell’immaginario comune: è molto difficile, in effetti, pensare alle ballerine senza immaginarle di un bel rosso brillante, proprio come quelle indossate da Brigitte Bardot. Le ballerine, solo due anni dopo, divennero protagoniste di un altro cult del cinema. Audrey Hepburn, infatti, indossò questo modello per il film Una Cenerentola a Parigi, abbinandole a pantaloni Capri e occhiali da sole da gatta. Il modello firmato Ferragamo scelto dall’attrice venne realizzato appositamente per lei in camoscio e con la punta arrotondata. Lo stilista creò, poi, una suola a conchiglia – replicata anche per stivaletti, décolleté e scarpe per la danza classica – che si ispirava all’opanke indiano, il mocassino degli indiani d’America, nei quali il piede è avvolto con leggerezza. Proprio come richiede un modello leggero come le ballerine.
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