PASSATO E PRESENTE
Brolin, da re del gol a magnate degli aspirapolveri
Dopo la “pensione” a 28 anni, l’ex calciatore è diventato un uomo d’affari usando parte dei suoi guadagni

«Tutti dicono che 28 anni sono troppo pochi per andare in pensione, ma dipende cosa hai fatto nei tuoi anni da calciatore: io avevo fatto parecchio».
Parole e musica del più grande talento calcistico svedese - Ibrahimovic escluso - degli ultimi trent’anni: Tomas Brolin. Gli almeno quarantenni se lo ricordano bene quel biondino non tanto alto e dal fisico non sempre in perfetta linea così bravo nel saltare l’avversario, così preciso davanti alla porta e nello smarcare i compagni.
Non a caso, con la maglia del Parma di Calisto Tanzi - sì, proprio quello del crac Parmalat - tra il ‘90 e il ‘95 vinse una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa, una Supercoppa Uefa e una Coppa Italia, e con quella della sua Nazionale si classificò terzo nei mondiali di Usa’94, sconfitto in semifinale da quel Brasile che poi, ai rigori, fece piangere l’Italia nella finalissima. Allora venticinquenne, nel ‘95 fu venduto dal Parma al Leeds, dove però fece un clamoroso flop anche a causa dei continui infortuni alla già malandata caviglia sinistra e di un’integrazione nulla nella nuova squadra. Passato al Crystal Palace, di fatto smise di giocare a maggio 1997, poi ad agosto per la partita d’addio giocò eccezionalmente come portiere nella squadra della sua città natale, in serie C svedese. Quindi il ritiro, a neppure 28 anni. Da allora, ne sono passati altri 26.
Che fine ha fatto Tomas Brolin? Come egli stesso ha detto, si è messo in pensione, il che non vuol dire però che sia rimasto con le mani in mano. Anzi: diventato un uomo d’affari usando solo parte dei suoi guadagni, prima ha gestito in patria un ristorante italo-svedese chiamato “Undici” e diventato motivo di scandalo perché vi veniva servito l’alcol ai minorenni.
Multa dopo multa, Brolin si è spostato nel settore immobiliare e dal 2006 è diventato giocatore professionista di poker sportivo, nella spcialità Texas Hold’em. Ma non è questo che ha spinto Brolin alla ribalta delle cronache, quanto l’aver finanziato la ricerca di un inventore suo connazionale che ha messo a punto una nuova bocchetta per aspirapolveri. Di pulitura in pulitura, Brolin è diventato socio al 50% di Twinner, una società svedese leader nel mercato di aspirapolveri (e non solo) scandinavo. Insomma, c’è la certezza che i trofei vinti trenta anni fa e tuttora esposti in casa Brolin siano perfettamente puliti e splendenti.
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