IL DEGRADO
Burattana, la città che crolla
Lavori di messa in sicurezza tra i rifiuti nell’area della Cascina

Un po’ di pulizia è stata fatta, poco prima di Natale. Molto resta da fare. Macerie e rifiuti sono in buona parte spariti dai cortili, anche se parecchi sono tuttora accatastati accanto agli edifici. Ed è evidente che, nonostante transenne e divieti, qualcuno utilizzi gli spazi di Cascina Burattana come rifugio, con il rischio di restare vittima di incendi o crolli.
Già. C’è una Busto da salotto buono e c’è una Busto che crolla e in cui prospera il degrado.
Lo si vede qui, come in altri punti del territorio.
A Cascina Burattana il Comune (che ne è proprietario) ora investe per evitare guai, ma un futuro ancora non è disegnato e non ci sono fondi per preservare quella che è l’ultima memoria storica della vita agricola locale.
Sono stati stanziati 13mila euro dopo che Agesp ha segnalato «la necessità di un intervento urgente per evitare l’accesso all’immobile da parte di persone che ne fruiscono per il bivacco in un edificio che presenta carenze di tipo statico, salvaguardandone l’incolumità». Sono previste demolizioni e manutenzioni straordinarie, poca roba rispetto a quello che servirebbe per ridare vita all’area.
«Lo stabile è in pessime condizioni - ricorda Matteo Di Mattei, della Cooperativa Burattana attiva nei campi poco distanti -. La totale incuria ha lavorato pian piano e alcune presenze, non solo senza tetto, hanno reso la zona pericolosa. È indiscutibile. Il Comune ha fatto sigillare diverse porte ma c’è chi continua a entrare e il problema dello spaccio rimane».
Prima di Natale i due cortili sono stati teatro di una bella pulizia: macerie rimosse, aree spianate. C’è chi continua a usare questi spazi abbandonati come discarica, cosa che rende l’accesso di disperati sempre più rischioso.
«Noi continuiamo a lavorare sui terreni che ci sono stati affidati, l’attività cresce. Cosa si voglia fare della cascina è un mistero - spiega Di Mattei -. Se dovessero decidere l’abbattimento ci si dovrà chiedere se rimarrà una cascina agricola o sarà l’inizio di qualcosa di diverso. Secondo noi, ci sono vincoli a livello storico».
Ma non ci sono soldi...
«Questa è la tiritera che ripetono da anni», si contesta. Colpa della posizione periferica?
«Non direi - spiega Di Mattei -. Il Conventino è in pieno centro e nulla cambia. Non penso conti la zona. C’è un non interesse generale delle amministrazioni pubbliche che si sono susseguite nel tempo a mantenere in vita e riqualificare la storia e le origini di un luogo. È questione di non volontà o di cieca non conoscenza delle cose. Noi un progetto l’avevamo, ma se anni fa un intervento conservativo avrebbe avuto un certo costo oggi sarebbe più che raddoppiato. Si potrebbe ricorrere a fondi europei o per recupero di spazi storici, per sbloccare situazione. Qualcosa va fatto. Se il Comune intende radere tutto al suolo si faccia carico della responsabilità di cancellare l’ultima memoria agricola cittadina».
La campagna elettorale risveglierà le proposte?
«Magari torneranno antichi ardori, vedremo se sarà boutade di qualche mese per poi dimenticare tutto o se stavolta qualcosa cambierà».
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