AL SOCIALE
Ballantini omaggia Petrolini

Il vecchio separé che porta sul palco con lui fu realizzato da suo padre trentotto anni fa. È girato in maniera tale che il pubblico veda riflesso in uno specchio quello che accade quando l’attore è fuori scena. «Una sorta di “dietro le quinte”, ma in versione teatrale, dove si mostra ciò che accade veramente», spiega Dario Ballantini, che è sabato 30 novembre alle 21 al Teatro Sociale di Busto Arsizio con lo spettacolo «Ballantini e Petrolini», da lui scritto e interpretato, tratto dalle opere appunto di Ettore Petrolini, con l’accompagnamento alla fisarmonica del maestro Marcello Fiorini, che si occupa del commento musicale anche attraverso arrangiamenti dei successi petroliniani, e la regia di Massimo Licinio.
E in questo spettacolo porta davvero qualcosa che fa parte di sé, anche nel rapporto con la sua famiglia, nei ricordi che hanno accompagnato la sua crescita. A partire da quel separé che lo lega a suo padre.
Fino a chi, Petrolini, glielo fece conoscere profondamente. «Mio nonno e mio zio – spiega – me ne parlavano spesso, sottolineandomi i collegamenti della sua arte. Mi ricordo che furono loro, per esempio, a spiegarmi che la canzone Tanto pe’ cantà, che io sentii cantata da Nino Manfredi, era proprio di Petrolini. Senza dimenticare che Petrolini ha insegnato qualcosa a tutti i comici. Lui inventava personaggi, creandosi trucchi e nasi finti. E poi me lo sento vicino anche perché era un autodidatta, come poi lo sono stato inizialmente anch’io».
Per lui rappresenta uno dei capisaldi artistici, accanto a Totò, Noschese e, per la musica, Dalla, a cui è dedicato un altro spettacolo che sta proponendo in diversi teatri. «Per me – prosegue Ballantini – Petrolini è da riproporre in scena per non dimenticare da dove viene la comicità italiana, che va ricordata e mantenuta, che ha un filo logico. Inoltre è molto attuale, i giovani a teatro restano meravigliati davanti alle sue grandi intuizioni. Pensiamo a Fortunello e alla sua canzone sincopata e che gioca con le rime come fa il rap oggi, per esempio. O ai cosiddetti tormentoni, che sono stati inventati da lui, alla satira, agli scioglilingua, alle parodie».
Ed ecco allora in scena l’artista livornese camuffarsi, cambiarsi, truccarsi per riproporre sette personaggi creati dal grande comico romano a fine Ottocento: Gigi il Bullo, Salamini, la Sonnambula, Amleto, Nerone, Fortunello e Gastone. Truccandosi e vestendosi, appunto, “a vista” in quella sorta di camerino aperto accanto a lui. «Io non ho soluzioni con effetti di magia – spiega -, per questo, nel mio caso, voglio mantenere la regolarità nel vestirmi e truccarmi, seppur in maniera velocissima, mostrandomi dietro le quinte. Per mostrare a chi sta davanti che cosa avviene realmente appunto dietro».
La grande capacità interpretativa e di comunicazione che ha reso famoso Ballantini, trasformista che lega il suo nome anche a “Striscia la notizia”, viene dunque confermata in questo spettacolo in cui riporta a teatro quello che è un suo cavallo di battaglia giovanile: per il suo lavoro su Petrolini tra l’altro ha ricevuto a maggio il prestigioso Premio Ettore Petrolini dall’associazione culturale omonima.
Invitando, come si diceva, a recuperare una memoria collettiva per preservare i comici dalla mancanza di agganci culturali con il passato. L’atmosfera pionieristica di questo genio della comicità italiana è data anche nella realizzazione dello spettacolo dal lavoro di ricerca di trucchi e costumi originali.
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