BUSTO ARSIZIO
La bottega della cera

Era il 1847 quando Giosuè Mosca iniziò a gestire la cereria in quella che è oggi piazza Manzoni a Busto Arsizio. Una piccola fabbrica di candele che era una coppia di coniugi originari della Val Brembana che pochi anni prima Giosuè aveva raggiunto, da Santa Croce, vicino a San Pellegrino, nel Bergamasco, per imparare il mestiere. Di quel lavoro si innamorò fino a farlo diventare il proprio. E dopo di lui se ne innamorarono il figlio, e il nipote che portava il suo stesso nome, e i pronipoti. Così che da cinque generazioni i Mosca si succedono in quella cereria che oggi, accanto alla produzione più legata al clero, alle candele come articoli sacri come era principalmente in passato, ha affiancato una lavorazione artigianale della cera che non solo continuano a essere vere e proprie opere d’arte, ma che si sposano a utilizzi diversi, non ultimi quelli di complementi di arredo particolari e talvolta protagonisti di eventi che li legano ad altre attività.
«I miei primi ricordi dell’attività di famiglia sono quelli di mio nonno che dalla sua bottega mi faceva sempre trovare caramelline – sorride Giovanna Mosca, la quinta generazione di artigiani delle cera dell’Antica Cereria Mosca di Busto Arsizio -. Ma poi ci furono gli zii, e mio padre Enrico, che ha avuto molta fiducia in me, dando libertà al mio spirito creativo. A me piaceva osservare il mio babbo quando attaccava le decalcomanie alle candele d’altare: soggetti religiosi, croci, santi e fiori particolari. Fin da piccola mi portava con lui a fare le consegne, o dal parroco a prendere le misure per le candele: io ero estasiata».
Ed entrando in quel laboratorio che ai tempi vedeva anche operai a lavorare alla produzione di candele d’altare, con quella cera che colava sul pavimento e con quel profumo semplice che emanava la materia che veniva plasmata, Giovanna Mosca ha iniziato a maturare la decisione che oggi la vede da sola alla guida dell’attività di famiglia. «La cosa bella – aggiunge – è che quando entro in cereria il tempo si ferma. C’è il sapore della famiglia, della tradizione». Sì, anche perché se oggi l’uso della candela non è più semplicemente quello prevalentemente religioso, e le candele non sono più solo quelle classiche, bianche, anche se oggi non si accendono più soltanto per l’uso più semplice di illuminazione immediata o di dedica sacra, la magia e il fascino che sanno emanare restano. «Ora la candela è un modo per creare un’atmosfera – prosegue Giovanna Mosca -, valorizza un ambiente, ha una versatilità infinita, anche se occorre studiare con attenzione dove collocarla per un uso migliore. E oggi le candele vengono usate anche per regalarsi un momento rilassante per se stessi». Al punto che Giovanna Mosca ha messo a punto diversi progetti particolari con l’uso della candela. Come la “piega a lume di candela” per cui si va dal parrucchiere in una serata un po’ magica, tutto a lume di candela. «Ho sempre avito una vena artistica – conclude -, che mi ha portato anche a creare situazioni artigianali per vivere la magia della candela in prima persona».
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