A BUSTO
Raffaello attraverso lo sguardo di Bossi

È grazie a Giuseppe Bossi (Busto Arsizio 1777-Milano 1815), al suo intervento e alla sua mediazione presso le autorità e il viceré Eugenio de Beauharnais, se oggi la Pinacoteca di Brera (della cui Accademia Bossi fu segretario dal 1801 al 1807) possiede lo Sposalizio della Vergine di Raffaello. Ma non solo. Lo stesso vale per il Cristo morto di Mantegna, altro simbolo della pinacoteca milanese, acquistato da Bossi tra mille difficoltà e grazie all’interessamento di Antonio Canova e in seguito confluito nelle collezioni braidensi.
Alla sua figura Busto Arsizio, la città natale, dedica un evento espositivo, curato da Silvio Mara e collegato alla mostra allestita al Castello Sforzesco di Milano, in entrambi i casi un omaggio a Raffaello attraverso lo sguardo di Bossi.
Il suo ritratto in bronzo, il volto giovane e pieno di fascino, accoglie nella prima sala espositiva, accanto a ritratti e disegni. Insieme a opere del pittore custodite dalle Civiche Raccolte si ammirano lavori inediti provenienti da collezioni private (la collezione di Gian Carlo Carnaghi e quella torinese degli eredi Bossi, oltre che de Il Bulino antiche stampe).
Alcuni disegni esemplificano il lavoro intorno a soggetti figurativi nuovi, partendo da esempi classici della letteratura o sacri.
Interessanti i disegni realizzati in preparazione della tela Sepoltura delle ceneri di Temistocle (conservata a Brera), testimonianza delle diverse fasi della genesi creativa dell’opera. Cuore della mostra sono invece i disegni che documentano la passione di Bossi per Raffaello.
Si passa da citazioni involontarie, come il rapido schizzo eseguito su un foglio di conti, che riprende un gruppo della Scuola di Atene nei Palazzi Vaticani, a lavori in cui il modello raffaellesco è filtrato attraverso incisioni coeve, fino a copie fedeli, come un delicato disegno con la Madonna che legge.
Per mettere a fuoco la figura poliedrica di Bossi, una vetrina è riservata ad alcuni suoi oggetti mai esposti prima d’ora, come il taccuino del viaggio a Lione per i comizi indetti da Napoleone, il diploma di affiliazione all’Accademia dell’Arcadia di Roma e una lettera elogiativa di Antonio Canova.
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