SPETTACOLO
Cabaret the Musical: nella Berlino degli anni Trenta
Arturo Brachetti racconta il musical in scena al Nazionale, con lui Diana Del Bufalo

A cinquant’anni dagli otto Oscar del film di Bob Fosse con Liza Minnelli, Cabaret the Musical è al Teatro Nazionale CheBanca! di Milano dal 15 novembre al 10 dicembre con Diana Del Bufalo e Arturo Brachetti, che ne cura anche la regia assieme a Luciano Cannito (@Valerio Polverari).
«Uno spettacolo molto forte nel vero senso della parola - lo descrive proprio Brachetti -: Luciano Cannito e io abbiamo spinto sull’acceleratore delle emozioni. È più lussuoso, più veloce, più scioccante, a volte più divertente ma anche più drammatico. Siamo nella Berlino del 1929 e abbiamo cercato di fare un editing il più possibile cinematografico. C’è un grande impatto, è umanamente forte».
Con un cast «fortunato e straordinario - lo definisce Brachetti -, con Diana Del Bufalo che è bravissima e un cast di ballerini che sono solo otto, quattro uomini e quattro donne, e che sono veramente bravi», vede l’artista universalmente conosciuto come trasformista in panni inaspettati. E non solo perché balla e canta anche.
Nella storia di un americano sbarcato a Berlino che si innamora di una ragazza inglese dai liberi costumi con la quale condivide la stanza in una pensione modesta tenuta da una anziana zitella tedesca innamorata a sua volta di un fruttivendolo ebreo, Brachetti è Emcee, un presentatore ambiguo.
«Un personaggio - spiega - molto diverso da quello che ho sempre interpretato negli one man show, che è più vicino a me, l’eterno bambino. Questo è invece un presentatore un po’ debosciato, decadente di Berlino, con costumi molto liberi: tira cocaina, mala cosa più attuale è che è un ignavo. Se ne frega di quello che succede intorno; finché si gode e lui si realizza nelle sue fantasie sessuali è contento. Prende in giro il potere, si traveste da Hitler, fa la parodia della svastica, va a letto con i nazisti: è uno che se ne sbatte, tanto è vero che la canzone più forte che canto contiene le parole “non mi importa”. Ed è il primo che muore».
Un riferimento forte anche all’attualità, al pensare che certe brutture e certi atteggiamenti sono lontani e persi nel tempo e si rischia di accorgersene troppo tardi. Perché, conclude Brachetti, «l’attualità è la perdita di libertà, il ritorno di totalitarismi che fanno perdere la libertà alle persone».
Fulcro della narrazione, come riporta il titolo, è il Cabaret Kit Kat Club: accanto a Brachetti e a Diana Del Bufalo, in scena Cristian Catto, Christine Grimandi, Fabio Bussotti, Giulia Ercolessi e Niccolò Minonzio. E una band dal vivo, oltre all’ensemble dei ballerini.
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