IL CAMPIONE
“Capitan Uncino” e la grande Varese: «Gruppo di amici»
Ottorino Flaborea, capitano della Ignis della prima Coppa Campioni, a Masnago per presentare la sua autobiografia “Oltre il canestro, la mia vita nel basket”
Ottorino Flaborea torna a Masnago oltre 60 anni dopo il suo primo ingresso nel tempio del basket varesino. Il capitano dell’Ignis che alzò la prima Coppa dei Campioni nel 1970 a Sarajevo, vincitore di 14 trofei – tra cui 4 Scudetti – nelle sue 9 stagioni in gialloblù dal 1964 al 1972, ha sfruttato l’occasione del match tra Varese e Brescia per presentare la sua autobiografia “Oltre il canestro, la mia vita nel basket” scritto a 4 mani con Mara Trevisan.
«Ho raccontato tutta la mia vita, compreso come sono arrivato alla pallacanestro – spiega “Flabo” –. Il papà di Toto Bulgheroni mi prelevò da Biella e mi portò a Varese nel 1964. Nei primi tre anni eravamo in tanti e io avevo poco spazio. Nel 1967 volevano cedermi a Udine, ma rifiutai la serie B per non perdere il posto in Nazionale in vista delle Olimpiadi. Andai all’Ignis Sud di Napoli e vincemmo a Varese per la rabbia di Giovanni Borghi: così nel 1968 tornai insieme ad Ossola». “Capitan Uncino”, ribattezzato così per l’eleganza del suo gesto tecnico in gancio («Pochissimi mi chiamano Ottorino, qualche volta Dino Meneghin del quale ho fatto la chioccia»), fu protagonista del terzo Scudetto vinto con Nico Messina in panchina. «Nei pronostici dovevamo retrocedere, vincemmo la Coppa Italia oltre al tricolore; se Borghi mi avesse ceduto ad Udine, forse la grande Ignis non sarebbe nata...».
“Flabo” spiega così il legame fortissimo che si era creato col gruppo della “Valanga Gialloblù”: «La chiave era l’amicizia vera creatasi in spogliatoio, giocavamo tutti uno per l’altro, non c’erano invidie. Anche quando arrivò Nikolic e ci allenavamo 5 ore al giorno, i compagni venivano tutti a casa mia per stare ancora insieme. La società indovinò le scelte straniere, da Raga a Ricky Jones, e per 4 anni vincemmo tantissimo».
Il paragone tra la Varese dell’era Borghi e quella attuale è ovviamente improponibile secondo l’85enne Flaborea: «Adesso è difficile allestire una squadra così competitiva: ci vogliono dei bei soldini, Borghi ne aveva tanti ma trovarne un altro è complicato. E non bastano solo i soldi: Milano ha speso tanto ma non ha vinto sempre. Per arrivare al vertice servono risorse e capacità di dare continuità al gruppo senza cedere ogni anno i pezzi migliori».
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