LA MOSTRA
Che spettacolo lo show della natura selvaggia
Un documentario per immagini che racconta le meraviglie naturali ed evidenzia anche le problematiche ambientali

La bellezza, il fascino, la potenza della Natura ma anche i suoi equilibri, oggi più che mai fragili, la sua vulnerabilità, la delicatezza di un’entità superiore, madre di tutte le madri, da tutelare e proteggere. Tutto svelato in uno scatto, o meglio, nei cento scatti premiati alla sessantesima edizione del Wildlife Photographer of The Year, il concorso indetto dal Natural History Museum di Londra. La sua mostra, la più prestigiosa al mondo di fotografie naturalistiche, è stata inaugurata pochi giorni fa a Milano per la prima volta in contemporanea con l’esposizione londinese e potrà essere visitata fino al 9 febbraio 2025. Teatro di questo affascinante spettacolo della natura, organizzato dall’Associazione culturale Radicediunopercento con il patrocinio del Comune di Milano e con LifeGate come media partner, è il Museo della Permanente, dove un particolare allestimento delle immagini permetterà di compiere un suggestivo percorso, non solo visivo, alla scoperta di paesaggi, animali, piante, minerali, acque di ogni parte del globo. Lungo un percorso in penombra, i grandi pannelli con retroilluminazione a led su cui sono state montate le fotografie vincitrici e finaliste del concorso (selezionate tra oltre 59.000 scatti provenienti da 117 paesi) offriranno agli occhi dei visitatori immagini nitide e con un’eccezionale profondità, conducendo i visitatori in un viaggio immersivo e coinvolgente.
La mostra è un documentario per immagini che racconta le meraviglie naturali, dal comportamento degli animali, alle specie in estinzione, dai dettagli sorprendenti del mondo vegetale agli scorci inediti dei paesaggi ancora incontaminati ma è anche un reportage che mette in evidenza alcune delle più urgenti problematiche dell’ambiente quali i cambiamenti climatici e la necessità di tutelare la biodiversità. In questo contesto, l’immagine, a differenza di altri mezzi di comunicazione, arriva diretta agli occhi di chi guarda, suscitando stupore e meraviglia nei confronti della bellezza del mondo naturale ma può essere anche un “pugno in pancia” quando l’autore dello scatto racconta lo stravolgimento degli equilibri da parte dell’uomo. «Nell’esposizione – spiega Marco Colombo, noto naturalista e pluripremiato al Wildlife nonché conduttore di speciali visite guidate della mostra milanese – sono contemplati entrambi gli aspetti, quelli che mostrano la bellezza e l’armonia di una natura ancora incontaminata e quelli che pongono l’attenzione sulle sue problematiche ambientali come avviene spesso nel caso delle fotografie in concorso nella categoria di fotogiornalismo. In questo contesto, la fotografia o il video risultano molto più d’impatto, lavorando sui canali psicologici di chi guarda, a differenza di un testo dove invece vengono spiegati ed approfonditi i concetti».
Il vincitore del Wildlife Photographer of the Year 2024, il fotoreporter canadese per la conservazione della marina Shane Gross, con lo scatto intitolato The swarm of life (lo sciame della vita) ritrae il magico mondo dei girini di rospo occidentale nel Cedar Lake, una specie a rischio a causa della distruzione dell’habitat e dell’opera dei predatori. Shane ha fatto snorkeling nel lago per diverse ore, attraversando tappeti di ninfee ed evitando così di agitare i sottili strati di limo e di alghe del fondo del lago che avrebbero ridotto la visibilità. I girini di rospo occidentale risalgono dalle profondità del lago, schivando i predatori e cercando di raggiungere le acque superficiali, dove trovano di che nutrirsi. La foto racconta, come molte altre, la meraviglia della natura e pone l’attenzione sull’importanza della salvaguardia di specie che, a lungo andare, potrebbero scomparire. «L’immagine è stata realizzata usando la tecnica macro ambientata con obiettivo quadrangolare con distanza minima di messa a fuoco ridotta che permette sia di vedere i girini molto grandi ma anche di distinguere nitidamente il loro habitat naturale» spiega Colombo che fornirà, durante le visite guidate, tutti i particolari, anche tecnici, di alcune delle foto esposte. Il “pugno nello stomaco” che non conosciamo o che non ci immaginiamo arriva, ad esempio, da Una dieta di plastica mortale dell’australiano Justin Gilligan: un mosaico di 403 pezzi di plastica trovati nello stomaco di una berta dai piedi carnicini, morta. Alcuni studi hanno rilevato che i tre quarti degli adulti di questa specie di uccello e la totalità della loro prole contengono frammenti di plastica. Il Young Wildlife Photographer of The Year è stato vinto dal tedesco Alexis Tinker-Tsavalas con l’immagine ravvicinata Life Under Dead Wood (C’è vita sotto il legno morto) che raffigura i corpi fruttiferi della muffa melmosa e un piccolo collembolo, un insetto, catturato con la tecnica del “focus stacking” in cui vengono combinate trentasei immagini, ciascuna con una diversa area a fuoco poiché questi animali possono saltare molte volte la loro lunghezza corporea in una frazione di secondo.
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