Chi ha ucciso JFK? Chiedetelo a Sherlock Holmes

Da oltre cinquant’anni una domanda si aggira per il mondo: chi ha ucciso John Fitzgerald Kennedy?
Una sola cosa è certa: alle 12 e 30 del 22 novembre 1963, a Dallas, il 35° presidente degli Stati Uniti fu colpito mentre la sua auto avanzava in Dealey Plaza.
Su tutto il resto - chi, come e perché - il mistero pare invece ancora fitto: del resto, secondo un sondaggio Gallup, per il 61% degli americani il killer non fu Lee Harvey Oswald, o perlomeno non agì da solo.
Chiaro: come è possibile che un ragazzo di 24 anni, mezzo squilibrato, con un fucile comprato per corrispondenza, sia riuscito a uccidere l’uomo più potente del mondo organizzando tutto da solo?
I dubbi si insinuarono subito: il 19 dicembre del 1963 – un mese dopo la morte di Kennedy – Mark Lane, sul settimanale «National Guardian», ipotizzò una vasta cospirazione per uccidere il presidente. L’articolo fece il giro del mondo e in Italia fu tradotto da «Oggi» e da «Paese Sera».
Passarono pochi mesi e, nell’aprile del 1964, la teoria del complotto assurse a fama mondiale con il libro di Thomas Buchannan, Who killed Kennedy?. Da allora, sono stati pubblicati almeno mille volumi che hanno incolpato, di volta in volta, praticamente qualunque organizzazione presente sul globo e nello spazio.
Per tentare di fare un punto, allora, è innanzitutto necessario manifestare forti perplessità sulla colpevolezza – esposta da alcuni – dei “rettiliani”, la razza extraterrestre che controlla e manipola l’umanità.
Così come appare arduo dimostrare, sempre seguendo una metodologia di indagine scientifica, le responsabilità dell’Uomo Falena, la creatura misteriosa da un secolo sempre presente a ogni evento catastrofico, come il crollo delle Torri Gemelle.
Esclusi gli extraterrestri, rimangono quindi gli umani, e i complotti – per così dire – geopolitici. A oggi, 57 anni dopo, sommando tutte le teorie pubblicate, si contano 42 gruppi, 82 assassini diversi e almeno 214 persone coinvolte.
E praticamente tutte irridono i risultati “ufficiali”.
Dieci mesi dopo la morte di Kennedy, infatti, la “Commissione Warren” sostenne che Oswald avesse agito da solo e non vi fossero prove di un complotto.
Nel 1976, poi, un’altra Commissione – la House of Representatives Select Committee on Assassinations – condusse una nuova indagine. Tre anni di lavoro e conclusioni simili ma, secondo la HSCA, “probabilmente” da una collinetta era stato sparato un altro colpo: un complotto non poteva quindi essere escluso.
Apriti cielo: da quel momento sono stati accusati la mafia, la Cia, l’Fbi, Fidel Castro, il Kgb, il “complesso industriale-militare”, la polizia di Dallas, il vicepresidente Lyndon Johnson e lo stesso autista di Kennedy.
E molti altri. Ora. Certamente esistono ancora aspetti non chiari in tutta questa storia, a cominciare dal ruolo dell’assassino di Oswald, il mafioso proprietario di un ight club Jack Ruby. Inoltre, alcune conclusioni “ufficiali” appaiono abbastanza “improbabili” e tra queste, per citarne una sola, la “Teoria della Pallottola Magica”. Secondo la Commissione Warren uno dei tre proiettili sparati da Oswald colpì Kennedy alla schiena, uscì dalla gola, proseguì ed entrò nella spalla del governatore Connally (che era seduto davanti al presidente), spuntò fuori dal petto, attraversò il polso e finì nella sua coscia destra. Ridicolo? Forse. Nondimeno alcuni esperimenti hanno dimostrato che non è del tutto assurdo. Insomma. I complotti esistono, e sono sempre esistiti. Ma bisogna dimostrarli. Al contrario, fino a oggi non è ancora stata presentata alcuna prova reale dell’esistenza di una cospirazione contro Kennedy. Forse allora c’è ancora molto da scoprire. Ma fino a quel momento ha ragione il più grande detective di tutti i tempi, Sherlock Holmes: “quando hai escluso l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità”. Holmes è un personaggio di fantasia, si sa. Ma nelle teorie complottiste sulla morte di Kennedy l’immaginazione non manca: anzi, spesso farebbe arrossire anche Conan Doyle, il suo inventore.
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