RIFLESSIONI SULLE FESTE
Chiudiamo gli occhi alla vigilia e li riapriamo dopo la Befana
La cena della Vigilia è il momento clou delle festività natalizie soprattutto per chi è abituato a radunare tutti i parenti

«Che barba, che noia». Ci viene in mente la mitica Sandra mentre ci avviciniamo alle feste di questo periodo. Invece dovrebbe essere un altro l’approccio a quello che, per qualcuno, è il momento più bello dell’anno. Ma, come tutte le cose attese e desiderate, si rivela peggio del previsto. Ce lo insegnava già Giacomo Leopardi spiegando che era meglio il sabato del villaggio rispetto alla sera del dì di festa. Ed è sempre così. Dunque, per noi che siamo svogliati in avvicinamento alla gazzarra natalizia, fatta di parenti che ti fanno regali brutti, di figli che manco ti considerano e di mogli che sono più interessate all’arrosto che a una rilassante spa come regalo, quello che succederà non potrà che essere meglio di quello che pensavamo. Smentiremo con gioia il poeta di Recanati e, forse, anche quest’anno riusciremo a sopravvivere.
Ma come ne usciremo? Stanchi, come sempre. Sarà che la vita ormai si è fatta troppo complicata tra gruppi WhatsApp che imperano e richieste in esponenziale crescita da parte di famiglia, lavoro, amici e chi più ne ha più ne metta, ma si arriva a Natale stravolti dalla solita, inutile corsa ai regali, si passano quei giorni di festa in perenne ansia da prestazione sotto tutti i punti di vista (e non chiedetemi quali) e si esce da questo bailamme infernale imbruttiti e affaticati. Pronti a rimetterci sui soliti binari ma più vecchi e pure un po’ più bolsi da pandoro e crema al mascarpone. Che quadro devastante è mai questo? Speravamo di scrivere un bel pezzo sulla magia del Natale e sulla bellezza del gioioso mondo dei bambini. Siamo invece nella più bieca retorica degli adulti, anzi degli anziani, ai quali pesa tutto, non per altro, ma perché sono pesanti loro.
Come uscirne, ci chiedevamo? Parlavamo settimana scorsa dei sogni che si avverano grazie al tocco fatato di Gesù Bambino. Beh, quest’anno potremmo chiedere al fanciullino - o a Babbo Natale che dir si voglia - un miracolo semplice semplice, quello di farci vivere in una specie di sospensione spazio-temporale questo periodo. Come se non esistesse. Ci facesse, in pratica, addormentare la viglia e risvegliarci riposati e rinvigoriti il sette di gennaio. Come sarebbe bello estraniarsi da tutto, come animali selvatici dentro un bosco che si nascondono - raggomitolati - nella tana, quando fuori fa troppo freddo ed escono appena il tepore del sole sfiora il loro corpo. Immaginiamo, dunque, di essere esentati, per quest’anno, dalle feste di Natale. Solo il pensiero ci fa già stare meglio. Sognare cosa costa? Niente. E, tra l’altro, dicevamo l’altra volta, a Natale i sogni si avverano. Dunque, mancano pochi giorni alla vigilia. Poi possiamo chiudere gli occhi. E risvegliarci felici.
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