L’IMPRESA
Funambolismo: l’attività fisica e mentale
La sfida di osservare il mondo da una prospettiva inusuale spiegata da Loreni, uno degli esperti italiani

Equilibrio esteriore ed interiore, un passo dopo l’altro, uno sforzo pianificato e ripagante. È un’attività tanto del fisico quanto del pensiero quella del funambolo, una pratica di cui Andrea Loreni è uno degli esperti più conosciuti in Italia. La nuova sfida che gli si appresta davanti è da primato: percorrere 40 metri su un cavo inclinato a 39° per incidere il proprio nome nell’albo del Guinness World Record. Lo farà sabato 14 di fronte alla chiesa cinquecentesca di Sant’Ambrogio a Cinisello Balsamo, a pochi passi da Villa Ghirlanda.
«Ci sono degli standard dati dalla Guinness - specifica Loreni, già noto per le traversate a 140 metri d’altezza tra Bosco Verticale e Torre Unicredit a Milano e della Diga di Ridracoli a Bagna di Romagna, rispettivamente per 205 e 410 metri - che devono esserci affinché i record possano essere omologati e battuti. Il cavo di acciaio avrà un diametro di 22 mm e una lunghezza massima di minimo 40 m. Sarà prodotto dalla FAS, una ditta di Cinisello Balsamo che produce cavi e materiale da sollevamento, ma non sarà una produzione speciale: deve essere una produzione ordinaria che può essere acquistata e utilizzata da chiunque. Da circa un metro da terra camminerò fino ad arrivare a un’altezza circa di 30 m dal suolo sul cavo inclinato. Oltre alla parte di equilibrio più classica del funambolo entra in campo una parte fisica di impegno muscolare molto forte. È una camminata molto faticosa proprio perché è una salita molto ripida e tutto il mio peso poggia su una superficie molto piccola: sarò completamente sull’avampiede su una larghezza di 3-4 cm».
La descrizione impressiona, eppure in Loreni traspare la serenità del filosofo. Questo il senso della definizione con cui spesso si definisce, un “funambolo zen”: «Non c’è solo preparazione fisica ma servono anche aspetti di concentrazione, focus e presenza molto legati al mondo della meditazione. Io ho percorso queste due strade parallelamente, all’inizio senza rendermi conto di quanti punti di contatto avessero, poi piano piano andando a capire quanto siano intrecciati per me lo zen e il funambolismo, la meditazione e l’equilibrio». Il suo mantra, del resto, è “Impara a stare scomodo”: «Non voglio dire che dobbiamo sempre martoriarci, però se rimaniamo sempre nella stessa zona gli orizzonti rimangono sempre quelli e le nostre potenzialità hanno un ambito di realizzazione piccolo. Allora trovo interessante provare qualche volta a uscire dalla comfort zone e assaggiare che cosa c’è fuori, per scoprire che magari ci sono anche cose che possono spaventare o inquietare, ma ci ampliano la vista. Una delle esigenze umane, al di là del mangiare, del dormire e dei bisogni basilari, è quella di una ricerca di senso. Ecco, la comfort zone vuol dire anche che sei all’interno di una storia più grande della tua e questo lo puoi anche scoprire ampliando gli orizzonti, guardando la vita con uno sguardo più ampio che include anche cose che stanno al di là di quello che vedi finora».
Formatore e comunicatore oltre che equilibrista, Loreni è conscio che il funambolismo non rappresenta soltanto una crescita individuale, ma è anche una persona che osserva e fa osservare il mondo da una prospettiva inusuale e foriera di meraviglia: «Sono sempre curioso di capire che cosa vedono gli altri nella mia performance, perché avere altri occhi che mi guardano con altre soggettive mi fa uscire dalle eventuali idee che ho di che cosa faccio. Che cosa porto come artista non lo so, credo di non avere un messaggio che porto io ma di lasciarmi esposto ai significati che vedono gli altri. Dopodiché si potrebbe dire che il funambolo non è proprio un simbolo. È un aspetto della vita, un momento in cui vengono evidenziati alcuni strati della nostra esistenza che preferiamo non vedere: il rischio, la fragilità, la morte, ma anche la libertà, le potenzialità, il coraggio di camminare sulla propria strada. Però, secondo me, anche solo il gesto di alzare gli occhi al cielo e cambiare sguardo è molto interessante per chi mi guarda. Banalmente da quando cammino sul cavo guardo le città in un altro modo: con uno sguardo che va più verso altri spazi da attraversare, cosa che prima non facevo. Ho scoperto molto tempo dopo che Torino, che è la città dove ho abitato per tanti anni, ha dei tetti bellissimi. Invece di guardare il marciapiede o il cellulare, lo sguardo in alto apre a nuove realtà».
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