SCULTURE NEL LEGNO
Nel bosco fatato tra gnomi e animali

Il benvenuto lo dà il Guardiano del bosco, colui che veglierà affinché gli «ospiti» siano rispettosi con la foresta che li accoglie. Poi, in pochi minuti, il viandante si imbatte in altri personaggi: c’è un simpatico gnomo che fa capolino fra due tronchi, il gufo semi-nascosto e appollaiato, in attesa dell’arrivo del buio, quando potrà spiegare le ali.
Sbucano, poi, uno scoiattolo gigante, un ragno con tanto di ragnatela e addirittura una vipera che striscia su un masso. Infine la Dea Berta ricorda di essere la protettrice della vegetazione, mentre chi ha cattive intenzioni potrebbe subire una macumba dalla Strega di Cerro.
E proprio a Cerro, frazione di Cocquio Trevisago, a due passi dal paesino di Caldana, c’è il Sentiero delle sculture, un luogo unico nel Varesotto.
Le sculture che vi si trovano sono in legno, frutto della fantasia e della bravura di Sergio Terni: «In tutto ci sono undici personaggi – racconta l’artista – e fra un paio di mesi sarà pronto anche il dodicesimo, vale a dire un elfo. Andrò avanti finché riesco a trovare delle piante idonee, continuando ad arricchire il sentiero. Ormai questo percorso è molto apprezzato da mamme e bambini, a cui piace moltissimo». Insomma, per i piccoli è come entrare in una piccola favola dal vivo. E, in una favola, si sa, si può incontrare anche qualche personaggio che incute paura, ma poi c’è sempre il lieto fine. Per esempio, la scultura più bella, ma anche abbastanza spaventosa, è quella della Strega di Cerro. Tuttavia a rassicurare tutti compaiono dee, altri animaletti e uno gnomo.
«Scolpisco da quindici anni – aggiunge Terni – e ho frequentato delle scuole di scultura in Trentino e in Valle d’Aosta. Inoltre sono amante del bosco e quindi ho unito queste due passioni. Utilizzo delle piante morte, destinate a essere tagliate. Sono gli stessi boscaioli a segnalarmele: a quel punto io do loro vita, nuovamente. Utilizzo soprattutto legno di castagno che, magari, non è ideale per la scultura, ma contiene tannino che permette al legno di resistere negli anni, anche se l’albero è morto».
Al sentiero si arriva giungendo a Cerro e lasciando l’auto nel parcheggio situato all’ingresso del borgo. Incamminandosi verso l’abitato, si gira a sinistra in via Castagneto, seguendo le indicazioni per Forte di Orino. Dopo duecento metri, si prende a destra e inizia il Sentiero delle Sculture, lungo circa dieci minuti a piedi e quasi integralmente pianeggiante. A quel punto, chi preferisce proseguire in salita, può andare fino al Forte di Orino, una meta raggiungibile in circa un’ora e quaranta minuti sul Sentiero 17, con 650 metri di dislivello. L’itinerario prosegue risalendo le pendici della montagna fino a incontrare un quadrivio. Il Sentiero 17 prosegue diritto, continuando a salire fino a raggiungere un altro incrocio. Ci si immette, quindi, lungo la mulattiera proveniente, sulla destra, dalla località «Quattro Strade» mentre pochi metri più avanti si lascia, sulla sinistra, un ampio tratturo che conduce verso il Pian delle Noci sopra Orino. Si risalgono ancora i boscosi pendii settentrionali del monte Prà Camarée incontrando, dopo circa ottocento metri di percorso, sulla sinistra, una breve traccia che mette in comunicazione con il sentiero 2 (Orino-Forte di Orino).
Il sentiero 17 continua invece verso monte prendendo progressivamente, ma agevolmente quota. Giunti all’incirca a 1000 metri di altitudine, si incrociano, sulla destra, due tracciati provenienti da valle e si continua lungo la linea di massima pendenza, per circa duecento metri, dapprima in un’abetaia poi attraverso una zona arbustiva e prativa. Ci si immette, quindi, sulla sede della strada militare che arriva dall’osservatorio del Campo dei Fiori e porta al Forte di Orino a 1139 metri di altitudine, un fortificato della Linea Cadorna. Da qui, se la giornata lo permette, si può godere di una vista panoramica che spazia su Prealpi, Alpi Piemontesi e Centrali e il Verbano nonché sulla Pianura padana occidentale e i laghi Varesini.
© Riproduzione Riservata