IL CASO GIUDIZIARIO
«Colpa di Picozzi». Rosa Bazzi a processo a Busto
La donna della strage di Erba è imputata per diffamazione. Dall’inizio dell’anno è ammessa al lavoro esterno al carcere

Rosa Bazzi a processo per diffamazione: il rinvio a giudizio è stato sollecitato dal pubblico ministero Francesca Parola, dopo un lungo pellegrinaggio del fascicolo. Parte offesa il criminologo Massimo Picozzi, che nel 2007 per qualche mese fu consulente del difensore d’ufficio dei coniugi Romano. Il caso finirà davanti al giudice monocratico di Busto perché lo psichiatra abita in zona e la competenza del reato contestato si radica nel luogo in cui risiede la vittima.
LO SPINTONE
Picozzi sporse querela dopo un servizio delle Iene di aprile 2019, che intervistò la donna nel penitenziario di Bollate. «Devo dire grazie al signor Picozzi, ci ha dato lo spintone per restare in carcere per tutta la nostra vita. Ce l’ha servito l’ergastolo, su un piatto d’argento», affermò Rosa davanti alle telecamere.
Sulla strage di Erba in diciotto anni è stato scritto e detto di tutto, al punto che la procura generale di Milano aveva chiesto un processo di revisione, richiesta bocciata lo scorso luglio dalla corte d’appello di Brescia. Quindi davanti alla legge i vicini di casa di Azuz Marzouk sono gli assassini della moglie Raffaella Castagna, del figlio Yousseff, della suocera Paola Galli e di Valeria Cherubini, anche lei residente in via Diaz a Erba. «Sto pagando le mie confessioni, è facile fare pressioni su di me», disse riferendosi alla famosa ammissione di colpevolezza a Picozzi, videoripresa e poi diffusa da tutti i media. Con gli inviati delle Iene, che da sempre sostengono l’innocenza di Rosa e Olindo, la sessantunenne picchiò duro contro il criminologo: «Mi disse come muovere le mani, quando agitarmi, mi diceva di muovere le braccia, fai così, fai cosà». Mezza Italia seguì la puntata e Picozzi procedette con la denuncia.
L’ARCHIVIAZIONE
Il pubblico ministero di Milano Elio Ramondini non eccepì nulla sulla competenza territoriale, lo fece il tribunale quando dovette trattare il caso trasmettendolo a Busto. Ma il pm che ricevette gli atti nel 2021 decise di chiedere l’archiviazione per mancanza di prove: non era stata infatti allegata la chiavetta su cui era registrata la trasmissione andata in onda nel 2019. Il gip Stefano Colombo rigettò disponendo nuove indagini.
Il pm Parola ha ereditato il fascicolo e la prova a sostegno dell’ipotesi di diffamazione l’ha trovata subito: è bastato cercare la famosa puntata delle Iene su internet. Ora c’è solo da attendere la data dell’udienza che vedrà Rosa Bazzi imputata in via Volturno.
LA NUOVA VITA
Rosa Bazzi dall’inizio dell’anno esce dalla casa di reclusione di Bollate tutti i giorni dal lunedì al venerdì con rientro alla sera: è stata ammessa all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, quindi può lavorare all’esterno. Professione operatrice tecnica delle pulizie per una cooperativa che si occupa di strutture sanitarie.
La detenzione l’ha cambiata, anche dal punto di vista estetico: un taglio di capelli che la ringiovanisce, un trucco leggero e l’abbigliamento curato. Rapporti sereni con le concelline, un’amica che è sempre andata a colloquio e per un po’ di tempo anche un nuovo amore di cui non ha mai voluto parlare. Purtroppo è finito tragicamente: l’uomo è rimasto vittima di un incidente stradale.
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