L’INDAGINE
Il tumore durante la pandemia

Da un sondaggio effettuato sul territorio nazionale per il Progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, con il supporto di 30 Associazioni di pazienti, è risultato che in questi mesi di emergenza Coronavirus, per evitare il rischio di contagio, molti dei 3 milioni e mezzo di italiani con diagnosi di tumore hanno dovuto rinunciare a controlli, esami e interventi già programmati nelle strutture sanitarie.
«L’idea di promuovere questa indagine è nata - fa presente Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna e Uomo onlus e coordinatrice del Progetto - in seguito al gran numero di pazienti oncologici e onco-ematologici che nella prima fase della pandemia si sono rivolti a noi preoccupati per dover rinunciare a esami e controlli di follow-up (36 % delle risposte del sondaggio), oltre al timore di essere pi� esposti al rischio di contagio per la loro malattia (16 %), ma soprattutto per non avere un’adeguata protezione negli ospedali (15 %)».
«I pazienti oncologici, come altri pazienti con malattie croniche - ammette il vice-ministro della Salute Pierpaolo Sileri - hanno rischiato di pagare un prezzo altissimo a causa di questa emergenza, ma ora con la Fase 2 gli ospedali si sono riorganizzati nei percorsi di cura e in alcune regioni si sta procedendo anche con servizi di assistenza domiciliare».
I pazienti oncologici sono particolarmente fragili per avere un profilo immunologico che li classifica ad elevato rischio di contrarre altre malattie, anche infettive come il Covid-19.
Unici motivi di sollievo per questi pazienti, nel periodo del lockdown, sono stati la famiglia, i caregiver e gli amici, ma un terzo di loro, avendo come fonti di notizie internet e i canali social, la stampa e la televisione, si è sentito sopraffatto dalla mole di informazioni (infodemia) che arrivavano ogni giorno sul Covid-19. Il 21 % ha sentito la mancanza di un rapporto diretto con il proprio medico curante.
Ora gli obiettivi sono: recuperare le normali vie di assistenza, certezza delle cure, percorsi dedicati di accesso alle strutture sanitarie e dove possibile un’assistenza sanitaria a domicilio, con l’impiego della telemedicina.
L’indagine ha evidenziato anche degli aspetti nuovi della sanità, di cui i decisori politici dovranno tener conto. Tra le aree d’intervento prioritarie, consigliate anche dalle Associazioni dei pazienti, ci sono percorsi e programmi personalizzati, l’assistenza territoriale e la consegna a domicilio dei farmaci, facilitandone il pagamento con il supporto delle farmacie.
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