CUFFIE E SMARTWATCH
La tecnologia aderisce al corpo

Dentro le orecchie. Al polso. Nelle scarpe e nei vestiti. Un giorno, forse, alle dita e davanti agli occhi, mimetizzati nelle stanghette e nelle lenti degli occhiali.
I gadget tecnologici occupano sempre meno spazio, sono sempre connessi e consumano sempre meno energia, tanto che minuscole batterie possono tenerli in vita tranquillamente per una giornata e oltre.
Siamo già entrati nell’era dei dispositivi indossabili, dei chip che aderiscono al corpo, entrano letteralmente nel corpo, “spariscono” dentro oggetti che usiamo da sempre nella nostra quotidianità e ora diventano intelligenti, aiutandoci, si spera, a vivere meglio.
Due notizie di questi giorni lo confermano. La prima: è uscita una nuova versione degli auricolari senza fili di Apple, gli AirPods, che ora sono Pro, cambiano leggermente forma, diventano in-ear e soprattutto cancellano i rumori esterni in un modo straordinario, ci dicono le prime recensioni, grazie al chip H1 e a due microfoni, uno puntato verso l’esterno e l’altro verso l’interno dell’orecchio. Cuffiette? Impossibile chiamarle ancora così, dati “meccanismi” da computer e anche un costo di 279 euro (ma gli unici auricolari concorrenti, della Sony, non costano molto meno e sono molto meno “iconici”).
È successo che un prodotto apparentemente secondario della Mela morsicata, e all’inizio anche molto criticato per estetica e qualità della riproduzione musicale, si è rivelato un successo strepitoso. E i guadagni si sono tradotti in investimenti che si sono tradotti in innovazione.
Di AirPods Apple ne ha venduti 16 milioni l’anno dell’uscita, il 2016, 35 milioni nel 2018 e si prevede che al 31 dicembre si raggiungerà la quota impressionante di 50-60 milioni di auricolari, per arrivare ai 100 milioni del 2020. C’è chi si è divertito a ipotizzare un’azienda AirPods: per il suo valore sarebbe la trentaduesima società degli Stati Uniti.
La seconda notizia è quella dell’acquisizione di Fitbit da parte di Google per 2,1 miliardi di dollari. Fitbit è un produttore di smartwatch, orologi intelligenti, molto apprezzato soprattutto per quanto riguarda l’acquisizione e l’elaborazione di dati su salute e fitness. Dalle orecchie al polso, dalla musica allo “star bene”. Nel campo degli smartwatch Google ha un problema, e anche in questo caso c’entra la Mela. Apple Watch si è preso ormai metà del mercato ed è in costante sviluppo insieme al suo sistema operativo (l’ultima recente versione, tra l’altro, è in grado di monitorare il livello del rumore esterno: evidentemente a Cupertino c’è grande attenzione per il nostro benessere acustico), mentre l’altra metà è dominata da Samsung e, appunto, Fitbit, con altri due diversi sistemi operativi. Wear OS di Google, il software per orologi che doveva essere quello che Android è per i telefoni, è stato un flop. Ma la “torta” degli indossabili diventa sempre più grande e la società celebre per il suo motore di ricerca vuole partecipare al banchetto. Da qui la mossa di questi giorni, forse la più semplice: mangiarsi Fitbit, uno dei concorrenti.
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