L’INDAGINE
Dal fendente alla rissa: il film del delitto di Induno
Gennaro Ambrosino: «Tutto per quattro soldi di merda»
Una prima coltellata, sferrata nella mattinata di venerdì 10 aprile: eccolo l’inizio della spirale di violenza che culminerà, poche ore dopo, in una rissa con armi bianche e improprie, con presenza anche di una pistola scacciacani usata a scopo intimidatorio, e infine nella morte del trentenne Enzo Ambrosino in via Porro a Induno Olona. Tutto, come dirà poi il padre della vittima in ospedale, per «quattro soldi di merda».
La festa di compleanno
Il prologo si consuma in strada la mattina del 10 aprile, quando Dimitri Corona ed Enzo Ambrosino si affrontano per un debito di circa 200 euro, soldi che il primo deve al secondo. Il confronto degenera rapidamente: Ambrosino colpisce Corona con un coltello al braccio e lo percuote alla testa con il manico dell’arma. La ferita viene poi medicata a casa dai familiari di Dimitri, senza ricorrere a cure ospedaliere. Un episodio che sorprende gli altri Corona, perché i due, fino a poche settimane prima, erano amici, tanto è vero che Ambrosino aveva partecipato alla festa di compleanno di Dimitri lo scorso 24 marzo.
Da quel momento la tensione cresce fino alla notte tra venerdì e sabato. Secondo la ricostruzione del pm Marialina Contaldo accolta dal gip Marcello Buffa, non si tratta di un incontro casuale tra diverse persone, ma di un «programmato regolamento di conti» tra due fazioni. In via Porro, a Induno Olona, si danno appuntamento due gruppi: da una parte Enzo Ambrosino e il padre Gennaro, che scende da casa sua in soccorso al figlio, dall’altra Gesuino Corona, il figlio Dimitri e altri soggetti, tra cui un amico magrebino, l’altro figlio Lorenzo e due fratelli di origine albanese.
Spari per intimidire
Intorno alle 0.46 arrivano le prime segnalazioni dei residenti, svegliati dalle urla e dai rumori della rissa. In strada si trovano Ambrosino, sceso dalla sua Land Rover Freelander, Gesuino Corona, giunto in motocicletta, e gli altri, arrivati a bordo di una Audi A5. Sono tutti armati. I carabinieri sequestreranno poi due coltelli, due tubi in ferro, un bastone di legno e uno spray al peperoncino, ricostruendo solo in parte l’arsenale impiegato quella notte.
Nel corso dello scontro vengono utilizzati anche una mazza chiodata e una pistola scacciacani priva del tappo rosso, portata da Gennaro Ambrosino. Alcuni testimoni riferiscono di almeno un colpo esploso a scopo intimidatorio; l’arma non verrà però ritrovata. Secondo la Procura, proprio questa azione avrebbe contribuito ad aggravare la situazione, favorendo il successivo uso dei coltelli e rendendo ancora più caotico il confronto.
La dinamica della rissa è confusa e violenta. Dimitri Corona è accusato di aver portato sul posto coltelli, sbarre e un bastone chiodato e di aver colpito al volto e alla testa Gennaro Ambrosino con questi oggetti. Enzo Ambrosino, dal canto suo, ferisce sia Gesuino Corona, colpito a un gluteo, sia Dimitri, raggiunto al fianco sinistro e al braccio destro, oltre a riportare un trauma cranico e la frattura del naso. Durante i momenti più concitati, la Land Rover di Ambrosino, manovrando, urta un portone e la motocicletta di Gesuino Corona. Poi il colpo decisivo, che trasforma la rissa in tragedia. Enzo Ambrosino viene raggiunto da una coltellata tra l’ascella e il pettorale sinistro. È una ferita mortale, che non gli lascia scampo. A terra, sull’asfalto, resta agonizzante mentre intorno la scena si dissolve nel fuggi fuggi generale.
La fuga sulla Audi A5
Gesuino e Dimitri Corona, entrambi feriti, vengono caricati sull’Audi A5 dei fratelli di origine albanese e portati via. Il gruppo vuole raggiungere la Croce Rossa di Arcisate, ma la struttura è chiusa; prosegue quindi verso l’ospedale di Varese. Lungo il tragitto incontra alcuni mezzi di soccorso: così i due vengono presi in carico dal personale sanitario e trasferiti all’ospedale Sant’Anna di Como e al Niguarda di Milano, dove saranno poi rintracciati dai carabinieri.
In ospedale Gennaro Ambrosino riassume così l’origine della vicenda: «Questo casino è successo per quattro soldi di merda». Una frase che sintetizza la sproporzione tra la causa iniziale - un debito di poche centinaia di euro - e l’esito finale, con un morto, diversi feriti e due famiglie sconvolte.
Per quei fatti sono ora in carcere Gesuino Corona, 50 anni, ritenuto dal pm di Varese Marialina Contaldo l’autore materiale dell’omicidio, il figlio Dimitri Corona, 27 anni, e lo stesso Gennaro Ambrosino, 65 anni, accusati di rissa aggravata. La misura cautelare è stata motivata dal pericolo di fuga - in particolare per Dimitri, che sarebbe stato pronto a partire per la Germania - e da una dura valutazione degli indagati, «intrisi di violenza e di intenti vendicativi».
Una notte di sangue, quella tra il 10 e l'11 aprile scorsi, nata insomma da un contrasto minimo e sfociata in un regolamento di conti armato, che ha lasciato a terra un uomo di trent’anni e una scia di feriti, accuse incrociate e responsabilità ancora al vaglio degli inquirenti.
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