IL PROCESSO
Delitto di Parabiago, Adilma: «Sorpresa per la condanna»
Accolta la richiesta della Procura di Busto Arsizio
La sentenza è arrivata dopo dodici ore di camera di consiglio: per l’omicidio di Fabio Ravasio ergastolo a Adilma Carneiro Pereira, Marcello Trifone e Fabio Lavezzo. Ventiquattro anni all’ex amante della 51enne brasiliana Massimo Ferretti, 23 al figlio Igor Benedito, 14 anni a Fabio Oliva, 14 anni e quattro mesi a Mirko Piazza e 22 anni a Mohamed Dahibi. A tutti è stata riconosciuta la premeditazione. Intanto la figlia di Adilma, Ariane, è stata messa agli arresti domiciliari.
Abbracci e lacrime tra la madre di Ravasio, Annamaria Trentarossi, il cugino Giuseppe Ravasio e gli avvocati di parte civile Francesco Arnone e Vincenzo Montalbano. Soddisfatto il pm Ciro Caramore e la sua polizia giudiziaria. I difensori valuteranno l’impugnazione tra novanta giorni, quando il giudice Giuseppe Fazio depositerà le motivazioni. Alla lettura della sentenza, poco prima di mezzanotte, Adilma non c’era: ha preferito aspettare il dispositivo in carcere a San Vittore.
L’UDIENZA
Nel corso dell’udienza, l’ultima parola nel processo per l’omicidio di Fabio Ravasio l’ha avuta Adilma, sua compagna e mandante - secondo l’accusa - del delitto. «Non sono stati rispettati i miei diritti di difesa, non sono state portate le prove a mio favore» ha detto rivolgendosi al presidente Giuseppe Fazio. Oltre a lei sono imputati l’ex amante Massimo Ferretti, il marito segreto (nessuno sapeva fossero sposati) Marcello Trifone, il meccanico Fabio Oliva, l’ex genero Fabio Lavezzo, il figlio Igor Benedito e gli amici Mirko Piazza e Mohamed Dahibi. In aula, provati dall’attesa, anche la madre di Ravasio, Annamaria Trentarossi e il cugino Giuseppe Ravasio. Il pm Ciro Caramore aveva chiesto l’ergastolo per Adilma, Trifone, Piazza, Lavezzo e Dahibi. Per gli altri pene da 9 anni e 10 mesi a 24 anni.
«Bisogna vedere se quelle dichiarazioni costituiscano davvero un mandato omicidiario oppure no». Con queste parole l’avvocato Mattia Fontanesi ha chiesto alla Corte d’Assise di Busto Arsizio l’assoluzione di Adilma Pereira Carneiro, di cui è difensore con la collega Denise Pedrali, imputata come presunta mandante dell’omicidio di Fabio Ravasio, il 52enne suo compagno, travolto e ucciso il 9 agosto 2024 a Parabiago in quello che inizialmente apparve come un incidente causato da un’auto pirata.
Per i legali le chiamate in correità degli altri imputati non sono sovrapponibili e non costituiscono dunque prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, del coinvolgimento della 50enne di origine brasiliana nell’omicidio di Ravasio.
Secondo la Procura, che ha chiesto per lei l’ergastolo, Pereira avrebbe orchestrato il delitto per motivi economici insieme ad altri sette imputati. La difesa ha invece contestato l’impianto accusatorio, sostenendo che le dichiarazioni dei coimputati sono prive dei necessari riscontri e caratterizzate da numerose contraddizioni.
Nel corso dell’udienza Pereira ha reso dichiarazioni spontanee. «Voglio che facciate luce su quello che è successo», ha affermato. «Non c’era alcun motivo economico. Non avevo bisogno di far fuori Fabio». La donna ha inoltre sostenuto di essere stata vittima di stalking da parte di Massimo Ferretti, suo ex amante, e di aver scoperto che quest’ultimo cercava qualcuno per uccidere Ravasio dopo l’accaduto. «Ho rischiato anch’io», ha dichiarato, denunciando una presunta «manipolazione mediatica» della vicenda. Pereira ha inoltre lamentato la scomparsa di un telefono cellulare e il mancato recupero di elementi che, a suo dire, avrebbero potuto contribuire alla sua difesa. «La verità è stata nascosta. Ho diritto a essere tutelata», ha detto rivolgendosi ai giudici.
Al termine delle dichiarazioni dell’imputata, il presidente della Corte, Giuseppe Fazio, ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura affinché valuti la sussistenza del reato di calunnia in relazione ad alcune accuse formulate dalla donna durante il processo. Conclusi gli interventi delle difese e le dichiarazioni spontanee dell’imputata, la Corte d’Assise si è ritirata in camera di consiglio per la sentenza, arrivata poco prima di mezzanotte.
ADILMA: «SORPRESA PER LA CONDANNA»
All’indomani del verdetto di primo grado, Mattia Fontanesi, difensore con la collega Denise Pedrali di Adilma Pereira Carneiro - condannata all’ergastolo - non ha dubbi. «Ho sentito la mia assistita, è sorpresa dalla condanna all’ergastolo perché si è sempre professata innocente, e lo crediamo anche noi. Abbiamo già avuto il mandato per appellare il verdetto in sede di secondo grado, attendiamo solo le motivazioni».
«Certo la nostra assistita è preoccupata - aggiunge l’avvocato Fontanesi - Ieri, quando ha saputo che ci sarebbe stata sentenza, ha chiesto di essere riportata in carcere. Non ha voluto essere presente alla lettura del dispositivo».
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