ROMA
È morto il grande documentarista Frederick Wiseman
(ANSA) - ROMA, 16 FEB - È morto oggi a 96 anni il grande
documentarista, regista per il grande schermo e il palcoscenico,
produttore Frederick Wiseman. Lo annunciano la sua società di
produzione la Zipporah Films e la famiglia.
"Per quasi sessant'anni, Frederick Wiseman ha creato un corpus
di opere senza pari, una documentazione cinematografica di ampio
respiro delle istituzioni sociali contemporanee e
dell'esperienza umana quotidiana, principalmente negli Stati
Uniti e in Francia" si ricorda. Fra i tanti premi ricevuti dal
cineasta, il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di
Venezia nel 2014 e due anni dopo gli è stato assegnato l'Oscar
alla carriera. I suoi film, da Titicut Follies (1967) al suo
lavoro più recente, Menus-Plaisirs - Les Troisgros (2023), "sono
celebrati per la loro complessità, la potenza narrativa e lo
sguardo umanista". Ha prodotto e diretto tutti i suoi 45 film
con la Zipporah Films, Inc. Fra i suoi capolavori anche High
School, Law and order, Hospital, Manoeuvre, Public Housing, Near
Death, Domestic Violence, At Berkeley e National Gallery.
"Mancherà profondamente alla sua famiglia, ai suoi amici, ai
suoi colleghi e agli innumerevoli registi e spettatori di tutto
il mondo, le cui vite e prospettive sono state plasmate dalla
sua visione unica - si sottolinea -. Wiseman è stato preceduto
nella morte dalla moglie Zipporah Batshaw Wiseman, con cui è
stato sposato per 65 anni, scomparsa nel 2021. Lascia i suoi due
figli, David (Jennifer) ed Eric (Kristen Stowell), e tre nipoti,
Benjamin, Charlie e Tess, oltre a Karen Konicek, sua amica e
collaboratrice, che ha lavorato con Fred per 45 anni".
In occasione del suo Leone d'oro alla carriera, Wiseman aveva
spiegato che per lui non c'è differenza fra documentari e opere
di fiction: "Mi piace fare film che abbiano una struttura
drammatica, che si occupino di aspetti sottili e complessi del
comportamento umano. La tecnica e' diversa ma il risultato e' lo
stesso". Il regista rivendicava anche il suo essere da sempre
"un po' solitario" rispetto all'ambiente del mondo del cinema:
"Quando i documentaristi si riuniscono parlano solo di quanto si
odino e delle gelosie per chi guadagni di più', quindi meglio
evitare". In tanti anni di lavoro "non penso di essere cambiato
molto, ora giro e monto in digitale, ma la tecnica è la stessa.
Non mi piace fare interviste nè inserire voci narranti. Voglio
che chi guardi abbia la sensazione di essere la'. Non dico, come
farebbe un narratore, cosa penso, ma metto gli spettatori in
condizione di formarsi un'opinione". (ANSA).
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