POLITICA
Ecuador e voto: il riscatto di TikTok
Il 35enne Daniel Noboa eletto presidente grazie all’empatia trasmessa sui social

Non solo balletti, ricette e sfide demenziali: TikTok stavolta ha avuto un ruolo fondamentale anche nell’elezione del più giovane presidente della storia dell’Ecuador. Daniel Noboa ha conquistato l’elettorato anche grazie all’empatia trasmessa sui social e si è imposto al ballottaggio con il suo stile concreto e rassicurante.
Difensore della libertà imprenditoriale e laureato ad Harvard, il 35enne liberale di Azione democratica nazionale è il figlio maggiore del magnate delle banane e cinque volte candidato alla presidenza Álvaro Noboa. Nella sua campagna elettorale, Noboa ha saputo prendere le distanze dalla retorica populista del padre, dedicandosi a proposte per attrarre investimenti dall’estero e rilanciare il settore imprenditoriale. Tra le sue promesse c'è la creazione di nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani, ai quali si è costantemente rivolto tramite la sua assidua presenza sulle piattaforme digitali. Non è tutto.
Altro elemento decisivo della sua campagna elettorale è stato il sostegno della moglie, l'influencer di origini italiane Lavinia Valbonesi: con lei ha sviluppato una campagna basata sulla trasparenza e sulla vita quotidiana, postando momenti romantici e divertenti in particolare su Tik Tok, appunto, uno dei social più amati dagli adolescenti. Noboa ora governerà la nazione andina da dicembre fino al 24 maggio 2025, data in cui sarebbe scaduto il mandato di Guillermo Lasso. A lui tocca il compito di invertire la rotta dell’Ecuador, da alcuni anni precipitato in un’ondata di violenza culminata ad agosto nell’omicidio del candidato centrista Fernando Villavicencio. La lotta al narcotraffico è infatti un’altra delle promesse di Noboa, che in campagna ha ipotizzato la creazione di una nuova unità di intelligence e di navi prigione in cui rinchiudere i criminali più pericolosi. Insomma, al di là di quelle che possano essere idee e orientamento politico, resta il fatto che alla guida dell’Ecuador è arrivato un under 40 e le aspettative nei suoi confronti sono molto alte.
Riuscirà nel compito? È presto per dirlo. Ma di certo, se qualcosa di buono arriverà da questo mandato presidenziale, un pochino di merito l’avrà pure il bistrattato TikTok. Che da social bollato come il peggio della Rete è stato promosso a efficace strumento di comunicazione. Con buona pace dei politici italiani che ancora lo scrutano con diffidenza, senza comprenderne davvero il linguaggio che, alla fine, è quello che permette di parlare con i giovani.
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