RAPPORTO FAO
Fame nel mondo peggio del Covid

Nel mondo sono milioni le persone a rischio di vita perché non hanno una quantità sufficiente di cibo e di acqua potabile. Se non si interviene in tempo, nel 2020 i morti per fame e sete potrebbero diventare 12 mila al giorno, 2 mila in più di quanti ne sta uccidendo la pandemia da Covid-19.
In un recente rapporto della FAO si legge che tra 8 anni aumenteranno di 120 milioni le persone che non hanno nulla da mangiare a causa dell’attuale crisi economica in aree già devastate da guerre, disuguaglianze e cambiamenti climatici.
Lo scorso anno 8 grandi multinazionali del settore alimentare hanno versato complessivamente ai propri azionisti 18 miliardi di dollari, una cifra di gran lunga superiore a quella che le Nazioni Unite stimano necessaria per sconfiggere la fame in molte zone del Pianeta.
Dopo un anno di pandemia sono più di 300 milioni i posti di lavoro andati persi e centinaia di milioni le persone messe in ginocchio dal Covid-19.
Nello stesso rapporto della FAO sono elencate le nazioni dove si soffre maggiormente la fame: zone povere come lo Yemen, la Siria, l’Afghanistan e il Sudan, ma anche zone a reddito medio come l’India, il Sud Africa e il Brasile.
Nei paesi più poveri il sostegno della famiglia poggia principalmente sulle donne, con il loro lavoro nei campi che è meno retribuito rispetto agli uomini.
Molti governi sono ora impegnati a contenere la diffusione di un virus mortale, ma dovranno affrontare con urgenza problemi altrettanto letali come quelli della fame e della sete.
Un appello immediato va rivolto alle Nazioni Unite per ottenere nei paesi in via di sviluppo la cancellazione dei debiti, dando così la possibilità di investire denaro in risorse sociali.
Per affrontare le molteplici sfide poste dalla fame e dalla sete nel mondo e risolvere nei prossimi anni, con tutti i mezzi necessari, una situazione veramente tragica, dal 19 al 21 luglio prossimi è previsto a Roma, nella sede della FAO, un pre-vertice organizzato dalle Nazioni Unite, in attesa di un summit che si svolgerà l’anno prossimo a New York.
Guerre senza fine, periodi prolungati di siccità, inondazioni, desertificazione e pandemie, compromettono la sicurezza alimentare in vaste aree del nostro pianeta. La malnutrizione colpisce 51 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni, con il 45 per cento di decessi. Oltre due miliardi di persone soffrono per una carenza di micronutrienti, in particolare vitamina A, iodio, ferro e zinco.
Al contrario, nei paesi cosiddetti “progrediti”, gli squilibri alimentari sono dovuti a un eccesso di nutrienti, con 42 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni in sovrappeso e oltre 500 milioni di adulti obesi. Anche l’obesità è un rischio per la salute, se non ci si controlla nel mangiare.
L’accesso alle risorse esistenti e il loro utilizzo è determinante per combattere la fame nel mondo. Tutti gli attori responsabili devono garantire, in modo sicuro e tempestivo, l’invio e la distribuzione di cibo e medicinali a coloro che ne hanno immediato bisogno, rispettando tradizioni e abitudini alimentari delle diverse popolazioni, in conformità a quanto sta scritto sulla Carta delle Nazioni Unite.
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