FESTE E CHAMPAGNE
Le bollicine che solleticano i sensi

Il vino è rosso. Il bianco è una piacevole parentesi.
E poi c’è lo champagne: la libidine. O lo odi o lo ami. Non ci sono vie di mezzo: quando si stappa una bottiglia, è subito festa.
È un viaggio alla scoperta di sapori, profumi e sensazioni in un crescendo di intensità fra labbra, bocca e ancora palato e gola. Con le bollicine che solleticano i sensi e la mente. Ogni bottiglia suscita un’esperienza molto personale.
Come scegliere quello delle feste? Ci sono dei punti fermi, i classici accontentano tutti. In alcuni casi sono dei veri e propri investimenti. Come spiega il varesino Paolo Zanforlin, esperto in particolare di recoltant manipulant, termine con cui si indicano i piccoli produttori che si occupano direttamente della coltivazione dei vigneti dalle cui uve ottengono e vendono gli champagne.
«Bisogna dividere il mondo degli champagne in due: quello dei grandi classici che trovi in tutto il mondo e quelli dei coltivatori che fanno il loro champagne come vogliono. Ed è qui che inizia il divertimento che ogni volta è una scoperta». Lasciando perdere i tecnicismi di dosaggi, lieviti, annate; la parola d’ordine è osare. E divertirsi. A Natale il consiglio è di portare a tavola i grandi classici: «Da Dom Pérignon e Krug a Veuve Cliquot e Mumm: scegliendo a seconda della propria capacità economica e del gusto. Un ottimo rapporto qualità prezzo, è il Blanc de Blanc di Ruinart».
Per i palati più esigenti Zanforlin si sbizzarrisce nel campo dei recoltant: «Ci sono Beaufort, Philipponnat, Egly Ouriet, Larmardier Bernier: per iniziare provate i vini di ingresso. Selosse è eccezionale ma il suo prezzo è lievitato».
Per la sera di San Silvestro si può alzare l’asticella. «Un Pol Roger Winston Churchill - suggerisce -. Lo statista aveva una smodata passione: una leggenda sostiene che ne avrebbe bevute 42mila bottiglie. Il suo preferito era il Pol Roger, che infatti dal 1984 non ha mai smesso di produrre il cuvée che porta il suo nome. Oppure con una sontuosa magnum Gaston Ciquet Blanc de blanc del 2002. Per essere originali un rosé di Bruno Paillard o il premier cru prefillossera di Maillard».
Che lo champagne sia il vino della passione, lo testimonia una leggenda francese che si tramanda nei villages. Chi beve champagne per la prima volta mettendone poi una goccia dietro l’orecchio della persona che ama, si assicurerà il suo amore e la sua devozione. E che i giovani innamorati si facciano avanti durante le feste.
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