LA MOSTRA
«Fiabe antiche» da Shangai

In «Fiabe antiche», la personale digitale dell’artista cinese Xunmu Wu (Shanghai, 1947), curata e ordinata da Weizhen Jiang, e visitabile fino al 5 agosto (su wepresentart.com) sono esposte sette serie. Oltre a quella che dà il titolo all’intera mostra, si possono apprezzare dipinti che compongono: Natura selvaggia e silenziosa, Cielo stellato di pastori, Eco del cielo, Landa desolata, Panorama, Buco nero profondo.
Decisamente ed efficacemente materica è la pittura che si percepisce nel tour virtuale: solo in alcune porzioni di questi oli su tela il colore si diluisce e si fluidifica, stemperando l’effetto di fisica gravezza delle parti più materiche e questa alternanza di densità nell’impiego del colore porta con sé molta di quella tensione che si genera nei quadri del pittore di Shanghai. Buona parte dei lavori qui esposti è giocata sulla contrapposizione cromatica (d’altronde, nelle fiabe esiste sempre la contrapposizione tra protagonista e antagonista). Accumuli chiari lottano contro accumuli scuri nella serie Landa desolata, la cui lotta titanica -si immagina- è causa di questa devastazione; in altri quadri il colore cola in efflorescenze e filamenti vivaci che si stagliano su fondi oscuri, toni caldi e toni freddi in continuo contraddirsi.
Forse l’opera più espressiva, e impegnativa (più di 2,5 per quasi 10 metri di dimensione), è Buco nero profondo, 2005-2015, un grande polittico “cosmico”. Dal centro oscuro dello sfondo emergono come aurore boreali pennellate di colore, ora caldo ora freddo, che virano di tono e balenano, cangianti, nello spazio infinito: ci si avverte piccoli e malsicuri spettatori, esposti ai capricci di una incommensurabile forza.
Il deserto, la sua ampiezza e i suoi contrasti, sembra aver influenzato profondamente il percorso artistico di Xunmu Wu, percorso che si è potuto sviluppare anche grazie al sostegno di Jiebai Liao, suo collezionista e ammiratore. Potremmo veramente vedere, in questi lavori, un “ritratto” del deserto del Gobi (ove l’artista ha vissuto per quasi due decenni), un coglimento di una caratteristica saliente di questo ambiente. Il ricordo delle vastità silenziose abitate solo da una natura aspra e silente, i colori delle rocce, i contrasti tra gli azzurri celesti e le ocre terrose, le stelle nelle notti disertate dalla luce, il freddo e il caldo…
Compositivamente in alcune realizzazioni l’artista si lascia prendere da una foga vigorosa che rischia di dimenticare la compostezza; in altre pare invece di veder affiorare profili di montagne, visioni dall’alto o sagome floreali.
Quelle esposte in questa personale sono pitture che, da un punto di vista plastico, secondo categorie più prossime alla nostra sensibilità artistica e storica, richiamano le tecniche di quegli artisti occidentali che, a cavallo della metà del secolo scorso, hanno dato vita alla stagione dell’Informale. Xunmu Wu, infatti, agisce attraverso grumi di pasta cromatica, sgocciolamenti e dripping, movimenti, schizzi di colore. Sono tutte tecniche riconoscibili in questa selezione di opere e che ci riportano su un terreno che la pittura informale occidentale -soprattutto nella sua versione americana, il cosiddetto espressionismo astratto- ci ha insegnato a riconoscere e ad apprezzare.
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