DUEMILALIBRI OFF
Forti e solidali le donne di Daria

Grandi voci femminili a Duemilalibri Off a Gallarate. Ospite online alle 18 dell’11 marzo è Daria Bignardi con Oggi faccio azzurro (Mondadori), narrato da due voci femminili preponderanti, Galla, lasciata dal marito e che non si dà pace, e Gabriele Münter, la “Voce” che alla protagonista parla dopo la visita a una mostra a Monaco di Baviera, raccontandole la sua grande storia d’amore con Kandinsky, che la tradì.
Ma la Voce, a differenza di Galla, ha superato il dolore. E queste voci raccontano un universo femminile e maschile in una visione globale, non spezzettata, di emozioni, sensazioni, vicende.
«Credo che l’universo maschile raccontato dalle donne sarebbe nella realtà narrato diversamente a seconda di chi parla, e degli uomini di cui si parla – spiega Daria Bignardi -. Anche se un po’ di luoghi comuni sugli uomini contemporanei, magari una certa tendenza a schivare le responsabilità e gli impegni faticosi, e la predisposizione ad amare se stessi più di quanto siano capaci di fare le donne, potrebbe manifestarsi. Ma sarebbe bello che uscissero anche le difficoltà e le debolezze che gli uomini, più delle donne, tendono a nascondere». Le donne che Daria Bignardi ci presenta in questo libro sono splendide, e forte è il ruolo di solidarietà tra loro. « La pittrice Gabriele Münter mi è arrivata attraverso una mostra che ho visto per caso a Monaco di Baviera – dice l’autrice -. Le sue opere, che non conoscevo, mi hanno colpita moltissimo, così come la sua biografia. Una ragazza che nel 1900 parte con la sorella da Berlino per andare due anni nell’America più profonda, poi va a studiare arte a Monaco, dove incontra un Kandinsky alle prime armi, e anche se lui ha undici anni più di lei ed è chiaramente un genio gli tiene testa sia artisticamente che sentimentalmente, cosa che lui secondo me non le perdona… Le altre figure femminili sono tutte inventate ma la solidarietà tra figure vissute magari a cento anni di distanza è autentica e naturale».
E trapela in maniera forte, soprattutto in un momento in cui è ancora difficile per le donne affermarsi ed essere totalmente considerate. Il romanzo è una crescita permessa anche attraverso una sorta di sogno, nell’idea proprio della Voce guida che lascia spazio anche a “desiderata”, quasi un modo per affrontare la realtà ma lasciandosi cullare da qualcosa che non è strettamente concreto. Viene spontaneo chiedere a Daria Bignardi come secondo lei il sogno può aiutare nella piena affermazione di una donna e nell’acquisire la consapevolezza della propria forza e delle proprie capacità. «I sogni aiutano sempre – risponde -. Creano una visione, oltre che un desiderio. Poi magari non ci portano dove pensavamo di andare ma in un posto diverso, nuovo: un’avventura ancora più interessante». E interessante è anche il graffio che Daria Bignardi vorrebbe lasciare con questo suo romanzo, dove tra l’altro si dice che “l’arte deve far male”: «Le storie consolatorie non rimangono, mentre quelle che ci danno, almeno in parte, un po’ fastidio, vanno a toccare i nostri nodi irrisolti. Credo che la fragilità di Galla, il suo vittimismo, la sua tendenza all’autolesionismo, possano dal fastidio, e stimolare il lettore a voler reagire se si riconosce in lei».
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