LA STORIA
Giacomo: «La mia vita è con le lepri»

«L’ultima vacanza che ho fatto? Non ricordo». Come no? «Boh, sarà stato quattro o cinque anni fa». Ma in compenso: «Seguo tutti i giorni la mia passione, lavoro senza grande stress». Il suo nome è Giacomo Buzzi, 25 anni; nel 2017 ha aperto un’azienda agricola, affiliata a Coldiretti, al confine tra Gemonio e Azzio, e si occupa in prevalenza di lepri. È anzi l’unico, in provincia di Varese, ad avere un allevamento così specifico. «Ho una settantina di coppie e poi i piccoli». In totale circa 300 esemplari. Le gabbie, in batteria, le ha costruite lui, Giacomo. Sono adagiate in una grande area, circondata da alberi, che ospita anche una piantagione di mirtilli. Questo è il suo brand. «Tutto è nato quando un veterinario mi ha dato regalato una coppia di lepri. Non sapevo quasi nulla di questa specie». Poi, assistendo alle riproduzioni, il giovane Giacomo ha imparato tutti i segreti di questo animale selvatico, al quale ormai dà del tu. Le alleva ma non le uccide, non le macella. Servono per il ripopolamento; i clienti sono gli Atc (ambiti territoriali di caccia).
Parlare di giornata tipo è facile: sono tutte uguali, quindi tutte “tipo”. «Comincio quando c’è luce e smetto quando non ce n’è più». Morale: dall’alba al tramonto. Le incombenze non mancano: dare da mangiare alle lepri, «mangime e fieno», raccogliere i mirtilli a giugno e luglio, «alla mattina presto o alla sera, mai nella parte centrale della giornata se no diventano molli», curare la pulizia e l’ambiente dell’azienda. Sembra facile... Vuol dire lavorare 365 giorni all’anno, per 12 o più ore quotidiane.
Nella sua azienda agricola tiene anche cervi, daini, anatre, pavoni e un suggestivo pappagallo blu (Ararauna). Ma non sono in vendita. «Piacciono a me». Giacomo coltiva anche l’orto per essere autosufficiente: al supermercato ci va poco. «E poi, detto senza offesa, con quello che produco io so cosa mangio». Ma prima di immergersi mente e corpo in questa avventura - diventata azienda agricola rinomata - che cosa ha fatto Buzzi? La scuola di Agraria (aveva come compagno quel Riccardo Mocellin che alleva la capra nera della Veddasca, dunque un altro enfant prodige di agricoltura e attività zootecniche) e poi alcune stagioni di lavoro al Parco faunistico di Agrate, tra leoni e tigri. «Il mio sogno - rivela - sarebbe proprio quello di creare un parco faunistico, ma serve un investimento che è fuori dalla mia portata». La sua “portata”, almeno per ora, è di guadagnare per vivere e pagare le spese fatte in questi primi due anni. E le lepri danno da fare... «I piccoli vanno controllati, sono come bambini che vanno all’asilo: predono il raffreddore, le malattie infettive. I leprotti uguale, solo che quando stanno male rischiano la vita, non basta un’aspirina». E Giacomo è lì, day by day, ad accudirli, controllarli. Soprattutto durante la riproduzione. Le coppie durano in media due anni. Poi, vengono lasciate a terra: un premio dopo mesi e mesi di onorato servizio (riproduttivo).
Giacomo Buzzi è spigliato, alto, fisico asciutto ma tonico, occhi chiari. «Se state per chiedermi se sono fidanzato, la risposta è no, sono single. Del resto, non ho molto tempo libero». Com’era quel film con Pozzetto? Ah sì, Il ragazzo di campagna (Giacomo sorride). «No, dai, esco di sera e non sono così fuori dal mondo. Capita però che stanco della giornata finisca per rinunciare agli inviti degli amici». Una vita insomma di sacrifici. «Ma quando c’è la passione, si sente meno la fatica». Sicuro come un mirtillo.
La chiacchierata è finita. Giacomo saluta sul cancello della sua proprietà. «Corre al lavoro» dice. Sì, come una lepre.
© Riproduzione Riservata