LE OPINIONI
Grazie Jannik, portaci nel Terzo Millennio
Ambasciatore di un paese migliore, ma c’è chi neanche lo considera italiano

La scomparsa di Toto Cutugno ha gettato nello sconforto milioni di fan della musica nazionalpopolare e ha riportato in auge il suo brano più noto, “L’italiano”, che lo ha reso una sorta di ambasciatore del Belpaese nell’universo mondo oltre che un perfetto esempio di strumentalizzazione per ogni genere di riflessione sul concetto di italiano.
Già, perché l’elenco di quelle che per alcuni sono banalità a livello di pizza e mandolino presente nella canzone, è il ritratto di quello che il compianto cantante considerava «un italiano vero».
Ma, al netto delle convinzioni di Cutugno espresse in un testo ancora oggi tenero e, perché no, attuale, cos’è l’italiano vero? È una domanda che ci piacerebbe porre ai tanti che si sono stizziti, qualcuno anche indignato, di fronte all’entusiasmo che il Paese tutto ha avuto per le performance di Jannik Sinner alle recenti Atp Finals, o meglio Finali Atp visto che si parla di italianità, organizzate a Torino, nelle quali il tennista altoatesino ha conquistato uno splendido secondo posto, togliendosi anche lo sfizio di sconfiggere per la prima volta in carriera il mostro sacro Novak Djokovic.
Ne abbiamo purtroppo lette di tutti i colori: da chi si è stracciato le vesti perché sono stati tirati in ballo nomi del calibro di Alberto Tomba, Valentino Rossi e Federica Pellegrini, fino a chi si è addirittura spinto ad affermazioni surreali sul fatto che Sinner, in fondo, non sarebbe poi così italiano.
Un quotidiano sportivo dalle pagine colorate lo scorso 14 settembre, a seguito della rinuncia da parte di Sinner a partecipare alla Coppa Davis per non arrivare sderenato proprio alle Atp Finals, aveva pubblicato e titolato “Sinner e l’Italia: amore mai nato” un articolo che partiva così: “Un capolavoro che parla di incomunicabilità, solitudine, ambizioni inseguite e non realizzate”.
L’altro giorno invece nell’editoriale era sritto: «La seduzione di Jannik è diventata giorno dopo giorno micidiale nel suo essere nostro, nel suo scoprirsi definitivamente “italiano”, senza esserlo davvero completamente, nostro e italiano». Insomma, il laido traditore è tornato all’ovile e ora lo perdoniamo anche se in fondo è un po’ troppo straniero... Ma c’è chi ha fatto di peggio.
Una nota firma di un quotidiano nazionale ha pubblicato un post su Facebook nel quale si esprime così: «Vittoria sarà considerare normale che un italiano abbia nome francese, madrelingua tedesca, tweet in inglese, domicilio in Alto Adige, residenza a Montecarlo e vittorie in tutto il Mondo».
Al di là del fatto che Jannik non è un nome francese, bensì danese e che l’Alto Adige, a meno di ultimi aggiornamenti, è ancora parte dell’Italia, non comprendiamo quale sia il senso di tale contestazione. La sensazione è che chi afferma queste cose o si sente in dovere di far capire, magari inconsapevolmente, che prima che vincesse non considerava Sinner italiano, ci sia la sensazione di un pizzico di invidia o iconoclastia preconcetta.
Sinner è italiano e non abbiamo neanche voglia di spiegare il perché lo sia da un punto di vista normativo. Ma soprattutto lo è perché porta nel mondo la bellezza del nostro paese, quel poco che ne è rimasto, con la sua umiltà e freschezza. Ed è diventato subito un idolo perché è ciò di cui abbiamo bisogno, ovvero l’ambasciatore di un’Italia sana e migliore che, nonostante retrivi nazionalismi, può finalmente entrare nel Terzo Millennio.
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