HI TECH
La realtà è... aumentata

Ho arredato il salotto di casa usando mobili che non esistono.
Ho provato un tatuaggio che non esiste sul mio braccio di vera carne e vera pelle.
Ho misurato con un metro che non esiste l’altezza di una stanza.
Ho allevato un drago, ritrovato la macchina in un parcheggio grazie a enormi frecce rosse a mezz’aria, letto in cielo i nomi delle montagne che vedevo all’orizzonte.
Mi sono messo d’impegno per qualche giorno. E ho cercato di vivere non nella realtà e basta, quella che quotidianamente mi offrono principalmente i miei occhi, ma nella cosiddetta realtà aumentata.
Grazie naturalmente al mio cellulare. Grazie a quella tecnologia che permette di «mixare» le immagini reali riprese dalla fotocamera con oggetti digitali e virtuali in tre dimensioni, e con parole e numeri.
In questo modo quello che vedo sullo schermo è qualcosa di più del mondo concreto e solido a cui tutti siamo abituati. Un mondo ricco di informazioni in più. Almeno all’inizio più divertente, fin quando è potente l’effetto wow. Ipotetico e leggero, visto che posso provare una lampada, un vestito e l’effetto che fa la mia nuova auto in cortile, senza muovere un passo e senza rischiare un euro.
Il futuro è davvero questo?
Davvero un giorno saremo tutti uomini e donne «aumentati», quasi dotati di superpoteri?
Difficile dirlo: certe app, create chiaramente a scopo dimostrativo, fanno impressione per la precisione e il «realismo» con cui gli oggetti virtuali si inseriscono nel mondo vero, ma lì esauriscono la loro funzione. Altre servono naturalmente solo per giocare, e in questo campo è stato un precursore formidabile Pokemon Go, già nel 2016.
Altre, per quanto minimal o forse proprio per questo, sembrano avere da subito un futuro: è il caso del metro virtuale.
Però, va detto, interagire con la realtà aumentata tenendo con le mani un cellulare o un tablet davanti agli occhi non è proprio il massimo della comodità, e forse andrebbe meglio con altri strumenti, come i vecchi e defunti (pare) Google Glass, gli occhiali computer. Mentre enormi in ogni caso potranno essere le applicazioni in campo professionale e industriale: basti pensare all’esame e alla riparazione di macchinari con le istruzioni a mezz’aria, accanto a valvole, leve e pulsanti. E anche nel campo dell’educazione e del turismo.
Molto promettente, in ogni caso, è l’applicazione della realtà aumentata all’acquisto di mobili e oggetti d’arredamento. In questo Ikea, con la sua app Ikea Place, è stata un’apripista molto apprezzata, anche se i prodotti virtuali da inserire nelle stanze vere non sono tutti e diversi utenti registrano problemi di dimensioni rispetto all’ambiente circostante, e non sono naturalmente problemi da poco.
Stesso discorso per vestiti, trucchi, tatuaggi e acconciature: non è comodissimo poter provare virtualmente se ci donano o no, senza nemmeno la fatica di entrare in un camerino o di immaginare un disegno sulla pelle?
E poi ci sono, come detto, i metri virtuali: si inquadra una parete di casa con la fotocamera del cellulare, si seleziona un punto in un angolo e si tira una linea retta virtuale fino a un altro angolo, cliccando di nuovo sullo schermo.
Sensori e potenza di calcolo fanno il resto, dopo aver assorbito dimensioni e proporzioni dell’ambiente, ed ecco sullo schermo la misura esatta della parete, tanto precisa da rendere tutta l’operazione quasi magica.
Altre applicazioni con un futuro sono infine senz’altro quelle legate all’educazione e ai servizi in realtà aumentata per viaggiatori e curiosi della natura, come detto.
Per quanto riguarda la scuola, un’app come Complete Anatomy, che dà la possibilità di interagire dentro una classe con le strutture anatomiche, attraverso lo schermo del tablet o del cellulare, è semplicemente straordinaria.
Mentre viaggiatori, escursionisti e sognatori saranno felici di leggere informazioni accanto al monumento non più «muto» nella grande città d’arte, di farsi guidare dentro un aeroporto verso il bagno o il gate da frecce virtuali che appaiono nei corridoi inquadrati dal cellulare, di scoprire i nomi delle montagne all’orizzonte o delle stelle in cielo, grazie a fotocamera, sensori e gps.
La giornata è finita: è ora di giocare con il mio biliardo che non esiste, posato senza peso sul tappeto del mio salotto. Farò una sola partita a Palla 8, girando nel vuoto con il mio cellulare in mano come un matto delle barzellette. Poi chiuderò schermo e occhi, e andrò a dormire. Davvero.
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