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I cosmetici? Parlano ai neuroni

Nessun organo del corpo umano ha una comunicazione con il cervello paragonabile a quella della pelle.
Sono ben 800mila, infatti, i ricettori sensoriali che permettono il continuo scambio di informazioni tra neuroni ed epidermide. D’altra parte, la cute è l’organo di comunicazione con il mondo esterno: attraverso la pelle il cervello può percepire l’ambiente e, allo stesso modo, il sistema nervoso manifesta disagio, stress o paura. Basti pensare al rossore delle guance legato a un’emozione forte o alla comparsa di brufoli o herpes in corrispondenza di un evento stressante. Su questa semplice comunicazione si basa la neurocosmesi. A partire dagli studi compiuti dalla neuroscienza, questa disciplina cerca di capire come è possibile sbloccare alcune emozioni attraverso l’uso di un particolare cosmetico.
Generalmente, si tratta di reazioni positive e piacevoli e, proprio per questo, chi studia questo genere di prodotti cerca di stabilire una correlazione ben precisa tra il cosmetico e l’effetto che deve suscitare. Non a caso, molto spesso le texture corpose, color miele e dal profumo dolce – in particolare di vaniglia – sono associate a creme profondamente idratanti, mentre una consistenza in gel e un flacone blu o azzurro sono la combinazione perfetta per una detersione purificante. Ecco, dunque, che i cosmetici così formulati divengono un’esperienza multisensoriale, oltre a un mezzo per stimolare la produzione di serotonina, dopamina ed endorfine. Il risultato sono formulazioni studiate per regalare alla pelle – e di conseguenza al cervello – puro benessere, agendo persino contro lo stress ossidativo, l’invecchiamento precoce e i radicali liberi.
I neurocosmetici, infatti, non vengono semplicemente assorbiti dalla pelle, ma la stimolano, tanto da raggiungere il sistema nervoso, servendosi non solo di texture e profumazioni, ma anche di calore e pressione. Naturalmente, sono gli attivi a essere fondamentali per permettere l’effettiva stimolazione sensoriale, che deve manifestare effetti visibili non solo sul rilassamento e sull’umore, ma anche sull’aspetto della pelle.
L’azione dei neurocosmetici, infatti, non è solo psicologica, ma anche fortemente “meccanica”. Un esempio è la capacità di migliorare la microcircolazione e distendere muscoli e rughe. Agli ingredienti, poi, non possono che aggiungersi fragranze, colori e texture studiate ad hoc per completare l’esperienza sensoriale. Naturalmente, non esistono limiti alla neurocosmesi che, infatti, si adatta con facilità a ogni tipo di pelle. La direzione dei nuovi studi, però, sembra essere quella di una stimolazione sempre più mirata dei neurotrasmettitori epidermici per combattere l’invecchiamento e, di conseguenza, il processo di glicazione, ovvero, la degenerazione cellulare.
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