IL PREDATORE
I lupi nel Varesotto aumenteranno: «Convivere è possibile»
Martinoli: «Arriveranno presto branchi anche qui, ma il lupo non deve far paura»

Il lupo non solo è tornato anche in provincia di Varese ma presto, per quanto si tratti di tempi della natura e non degli umani, arriveranno i branchi. I lupi dietro casa, insomma. Dopo le segnalazioni nel Parco Pineta (una femmina solitaria la cui presenza è stata immortalata dalle fototrappole e di cui gli esperti sanno della presenza stanziale da almeno un paio d’anni), si torna a parlar di lupi per le segnalazioni che arrivano all’Università dell’Insubria, al gruppo coordinato dal professor Adriano Martinoli che è docente di Zoologia e Conservazione della fauna. «In provincia il lupo non è insediato in branchi, cioè non sono stabilmente presenti gruppi di animali all’interno dei territorio, ma vi sono molte segnalazioni di individui singoli che attraversano il territorio».
LO STATUS DI PROTEZIONE
Martinoli spiega: «Dal 7 di marzo il lupo su decisione della Comitato permanente della Convenzione di Berna sottoscritta nel 1979 ha deciso di attribuire uno status di protezione al lupo differente da quella precedente: il lupo è passato da specie particolarmente protetta a specie protetta, il che significa che il lupo è fuori da un pericolo immediato di estinzione». Bisogna promuovere una coesistenza che non porti conflittualità. «L’obiettivo generale è di mantenere questa specie e garantirne la conservazione con una maggiore agilità di tipo gestionale e con meno vincoli. Gli allevatori dovrebbero avere la consapevolezza che è ritornata una specie che può predare il bestiame». Dunque gli allevatori «non possono più permettersi di lasciare gli animali liberi a pascolare, gli animali vanno accuditi, messi in stalla di notte, vanno introdotti i cani da da guardia che non sono neutri perché significano che anche i turisti che passeggiano nelle zone montane si trovano a dovere gestire un problema in più».
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