NON SOLO SACRO
I sepolcri, un itinerario culturale
Percorso nella storia delle città e dei loro protagonisti

«All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne / confortate di pianto è forse il sonno /della morte men duro?» («Dei sepolcri» Ugo Foscolo). Nella festa di Ognissanti e nel giorno della commemorazione dei defunti, la visita ai cimiteri è momento di memoria e preghiera per chi ha lasciato. Ma in questi luoghi di eterno riposo, secondo l’etimologia greca, si trovano anche meravigliose opere d’arte e di architettura, segno dell’importanza del ricordo e anche spesso riflesso del prestigio delle famiglie più in vista, che lasciavano perenne memoria dei propri cari commissionando statue e cappelle ai principali artisti e architetti. I percorsi che si snodano nelle aree monumentali dei nostri cimiteri sono un viaggio nella storia delle città e dei loro protagonisti.
«Un banco in Duomo, un palco alla Scala, una tomba al Monumentale»: così i milanesi, alla fine dell’Ottocento, identificavano il proprio successo sociale ed economico. Un museo a cielo aperto è il Monumentale di Milano progettato da Carlo Maciachini (1818-1899), eclettico architetto originario di Induno Olona in auge a quel tempo in una città in piena espansione.
Aggirandosi per i viali ci si perde tra capolavori di Medardo Rosso, Giuseppe Sommaruga, Enrico Butti, Giacomo Manzù, Floriano Bodini, Giò Ponti. Commuove in particolare la Tomba Rescali (1956), un piccolo capolavoro di land art che Lucio Fontana ha concepito come un «Prato verde» (questo è il titolo) in ceramica. Distesa dentro una cornice di granito rosso, c’è questa increspatura di foglie, di fili d’erba e di fiori pallidi.
Sempre Carlo Maciachini è autore del progetto del cimitero di Giubiano, a Varese, custode della memoria collettiva della città in monumenti ed edicole delle più importanti famiglie di imprenditori locali, che affidarono il proprio ricordo eterno a grandi firme, da Giuseppe Sommaruga (tomba Macchi) al napoletano Francesco Penna che con «Allegoria del Dolore» ha lasciato un’opera di commovente bellezza. A Bragazzana, stupisce la tomba di Angelo Magnani, successore di Angelo Poretti alla guida dello storico birrificio: una pagoda indiana con un elefante a grandezza naturale.
Il cimitero di Busto Arsizio si caratterizza per la straordinaria qualità di monumenti in stile liberty, che proprio nell’arte funeraria seppe esprimere capolavori di perfetta sintesi architettonica e scultorea. Dell’architetto Silvio Gambini, protagonista di una esposizione a Palazzo Cicogna da poco conclusa, si segnala l’edicola Radice: Non solo liberty: l’eclettico architetto Camillo Crespi Balbi è autore del mausoleo Ottolini, in memoria della famiglia proprietaria del cotonificio Bustese. Boito è progettista del cimitero di Gallarate, costruito introno alla cappella funeraria della famiglia Ponti, un enorme edificio a pianta centrale in pietra d’Angera. Anche qui numerose sono le sepolture in stile liberty, insieme ad altre firme illustri, da Eugenio Pellini a Odoardo Tabacchi (sepolto a Ganna), da Tavernari ad Adolfo Wildt, con i suoi struggenti volti scavati dal dolore.
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