PENA SOSPESA
Induno, travolse Bregolato: l'anziano patteggia
Gommista investito sulle strisce: dieci mesi

Ha scelto di patteggiare l’automobilista che la sera dell’11 gennaio 2024 investì sulle strisce pedonali Mauro Bregolato, gommista ed ex pilota di rally, morto undici giorni più tardi all’ospedale di Varese.
Per il conducente della vettura, un 75enne di Brusimpiano, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di omicidio stradale. E nel corso dell’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Varese il suo difensore, l’avvocato Luca Raviola, ha presentato istanza di patteggiamento, a una pena - concordata con il pubblico ministero - di dieci mesi e venti giorni di reclusione, con la sospensione condizionale. Istanza che è stata accolta, ma la sentenza sarà pronunciata nella prossima udienza, a metà aprile. Non si sono costituiti parte civile i famigliari di Bregolato che, assistiti dall’avvocato Duilio Mancini, sono già stati risarciti dalla compagnia assicurativa dell’imputato. Al quale sono state concesse le attenuanti generiche e non è stata contestata alcuna aggravante (è risultato negativo all’alcoltest).
LA TRAGEDIA
L’incidente avvenne all’ora di cena, intorno alle 19.15, in via Jamoretti, a due passi dall’officina di proprietà di Bregolato. Mauro, 57 anni, stava attraversando la strada sulle strisce pedonali per raggiungere il parcheggio e tornare a casa dopo una giornata di lavoro. Ma fu travolto da un’auto su cui viaggiava, in direzione di Arcisate, una coppia di anziani. Il pedone fu scaraventato a una quindicina di metri di distanza, riportando lesioni apparse subito gravissime, soprattutto per il trauma cranico. Nonostante due delicati interventi chirurgici, per lui non ci fu nulla da fare e il 22 gennaio i medici ne dichiararono il decesso.
Tra i primi a soccorrere Bregolato ci furono marito e moglie a bordo della vettura investitrice. I due pensionati, sotto choc, si precipitarono poi al Pronto soccorso per accertarsi delle sue condizioni.
PERIZIA SUL “CONO D’OMBRA”
Il conducente ha ammesso di non essersi accorto della presenza della vittima sulle “zebre”. Il motivo? Secondo la perizia cinematica del consulente della difesa, il “cono d’ombra” conseguenza delle condizioni d’illuminazione di quel tratto di strada unite ai fasci di luce prodotti dai fari dell’auto del 75enne e di quella che arrivava in direzione opposta.
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