INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Sarà un algoritmo a salvare il cuore
Nell’immediato futuro della cardiologia c’è l’intelligenza artificiale, cioè l’impiego di tutta una serie di algoritmi che ricevono informazioni da parametri fisiologici e ne traggono in tempo reale delle diagnosi.
Già ora molti pazienti affetti da scompenso cardiaco e ai quali è stato impiantato un pacemaker sono monitorati e tenuti costantemente sotto controllo.
Il loro apparecchio salvavita è collegato con l’ospedale di riferimento e quando uno o più parametri si alterano, il sistema avverte il cambiamento avvenuto nel cuore, scatta l’allarme e ne consegue l’intervento di un cardiologo.
Da uno studio internazionale, a cui ha partecipato anche la Clinica di Cardiologia dell’Ospedale di Ancona, risulta che l’analisi di alcuni parametri è in grado di prevenire uno scompenso cardiaco acuto con un anticipo medio di 34 giorni.
A volte capita che il paziente sospenda il diuretico e anche in questo caso scatta l’allarme.
Tutto ciò è estremamente importante per controllare i soggetti a rischio, non necessariamente portatori di pacemaker, tramite strumenti molto sofisticati non impiantabili, ma applicati all’esterno del corpo.
Naturalmente dovrà cambiare il sistema organizzativo, poiché questi strumenti saranno applicati ad un numero sempre maggiore di cardiopatici. Occorreranno delle centrali di controllo che non potranno essere gli ospedali.
Inoltre, si arriverà a ridurre l’ospedalizzazione. Oggi, quando un paziente cardiopatico va in ospedale per accertamenti o per cure, il più delle volte deve restare, la sua degenza è lunga e notevoli sono i costi per il sistema sanitario.
Con i controlli del cuore a distanza, il cardiologo non sparirà, poiché il rapporto umano è insostituibile con i suoi risvolti etici, ma le diagnosi saranno più mirate grazie all’intelligenza artificiale, in grado di dare in tempi rapidi l’indicazione più corretta perché intervenga non il medico generalista ma il cardiologo super-specializzato, cioè l’emodinamista, l’elettrofisiologo, l’ecocardiografo o il cardiochirurgo, a seconda delle necessità.
«Il cuore è un organo molto resistente - avverte il cardiologo Alessandro Capucci - se la sopravvivenza dipendesse solo da lui potrebbe continuare a battere per 200 anni, traguardo difficile da raggiungere perché intervengono altri fattori, primo fra tutti le condizioni delle arterie e dei vasi sanguigni, tenendo conto che il 70% dei ricoveri è dovuto a problemi cardiovascolari, in ugual misura negli uomini e nelle donne”.
In cardiologia, comunque, la sopravvivenza è aumentata di circa vent’anni per il miglioramento delle diverse terapie. Anche la cardiochirurgia registra meno interventi grazie alla prevenzione. Arriveremo a personalizzare le cure farmacologiche in ogni paziente. Con gli algoritmi si vivrà di più e meglio, conoscendo a fondo tutti i segreti del nostro cuore.
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