L’INVESTIMENTO
Il vino vale un tesoro

Un tesoro da bere. È il vino, il nuovo bene rifugio al pari dell’oro. C’è chi acquista bottiglie e le tiene in cantina per anni aspettando che salga la quotazione e «maturino» per poi rivenderle.
Basti pensare che un Tignanello Antinori del 2008 acquistato 13 anni fa a 50 euro ora tocca i 250 euro a bottiglia. C’è poi chi investe i suoi risparmi per far fruttare il denaro con ottimi rendimenti. Al posto di acquistare pacchetti di azioni, ora sceglie le bottiglie pregiate. È Noemi Zurli, country manager Italia della società Rare Wine Invest che nelle prossime settimane aprirà i suoi uffici a Milano, a spiegare la seconda e redditizia vita del vino. Investimenti che possono raggiungere anche “qualche milione di euro”.
Dottoressa Zurli, il vino come investimento e bene rifugio. Come è possibile?
«Quando andiamo a confrontare diverse forme d’investimento, il vino risulta avere un rischio decisamente basso. Non solo nel confronto più evidente con il mercato azionario, il vino ha un rischio molto contenuto anche paragonandolo ad altre forme d’investimento considerate “beni rifugio”. Il perché è abbastanza semplice: la volatilità del mercato del vino è significativamente inferiore rispetto a quella del mercato azionario e leggermente inferiore anche all’oro. Il risultato di ciò è una maggiore stabilità dei prezzi del vino, che normalmente non sono soggetti a repentini cambiamenti. Ed è proprio questa stabilità a caratterizzarlo come bene rifugio, soprattutto in periodi di crisi. Il vino produce ritorni interessanti nel lungo termine: si parla di circa +8 annuo, a fronte di un rischio significativamente basso; inoltre ha più volte dimostrato di avere ottime proprietà di resistenza alla crisi. Quindi, investire in vino è adatto sia a chi cerca di incrementare che ci cerca di preservare il proprio capitale».
C’è un aspetto emozionale in questo tipo di investimento?
«Molti nostri investitori sono appassionati di vino, che si avvicinano a questo mondo per unire l’utile al dilettevole. Di conseguenza, parte del mio ruolo è quello di “deromanticizzare” il vino per assicurarmi che ogni investitore riesca a ottenere dal proprio investimento esattamente ciò che si aspettava. Investire in vino non si tratta di gusto, simpatie ed antipatie o vino preferito; si tratta di scegliere vini che siano buoni investimenti e che siano adatti al profilo dell’investitore che li sceglie. Per questo, per qualificare tutti i vini che consigliamo come investimento, utilizziamo dati storici sulle prestazioni e approfondimenti di mercato. Alla fine, i nostri investitori non comprano il vino per berlo, ma per le sue potenzialità d’investimento e i ritorni. Quindi, per far sì che il proprio investimento in vino risulti proficuo è importante considerarlo al pari di un prodotto finanziario e provare a non associarlo necessariamente ad ottime esperienze passate».
Come scegliere la composizione del proprio investimento? Quali sono i vantaggi?
«Grazie agli oltre 15 anni di esperienza del Gruppo RareWine nel settore dei vini rari e pregiati, ma anche grazie ad attuali studi di mercato siamo riusciti a creare una composizione del portafoglio raccomandata, con particolare attenzione alla diversificazione del rischio e con proiezioni di ritorni stabili. In relazione a ciò, la nostra raccomandazione è che Borgogna e Champagne costituiscano circa il 70% del portafoglio. Ai vini italiani dedichiamo poi un buon 15% del portafoglio mentre il restante 15% può essere composto da vini di diverse aree, come ad esempio Bordeaux, Rodano o Napa Valley (California). Tuttavia, quando creiamo una proposta di portafoglio per un potenziale investitore, basiamo la scelta e la diversificazione più adatta al suo profilo e ai suoi obiettivi, creando una soluzione personalizzata di volta in volta. Ma ancora una volta è importante ricordare che a prescindere dalle aree di provenienza, non tutto il vino è adatto ad investirvi. Infatti, solo una piccolissima percentuale di tutti i vini è adatta all’investimento, ed è necessario saperla individuare perché il proprio investimento in vino risulti soddisfacente».
Qual è la base di investimento di partenza?
«Riusciamo a creare un portafoglio stabile e ben diversificato a partire da 10mila euro».
Qual è l’orizzonte temporale di investimento?
«Quelli in vino, sono tutti investimenti da prendere in considerazione con un orizzonte temporale abbastanza lungo e non inferiore ai 5 anni (ottimale 10 anni). Nonostante ciò, a RareWine Invest non imponiamo alcun holding period ai nostri investitori. Infatti, ogni investitore ha la proprietà di tutti i vini che ha in portafoglio e crediamo che sia più che giusto che l’investitore possa sempre avere la parola finale».
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