1957
La 500, specchio di un paese

Il primo a guidarla fu probabilmente Adone Zoli, presidente del Consiglio da neanche due mesi. Era il 1° luglio del 1957 e nei giardini del Viminale – si dice – fece un paio di giri di prova.
Poi, il giorno dopo, allo Sporting Club di Torino, davanti all’amministratore delegato della Fiat Vittorio Valletta e al giovane Gianni Agnelli, la presentazione ufficiale: la Nuova 500 entrava in commercio.
Era il 1957, Mike Bongiorno spopolava in Tv con Lascia o Raddoppia, mentre per i più piccoli Cino Tortorella si trasformava in Zurlì, il mago del giovedì. Soprattutto, dal 2 febbraio andava in onda il Carosello, per innestare un nuovo spirito consumista più adatto ai tempi.
L’Italia viveva una trasformazione formidabile: la produzione industriale era cresciuta in 10 anni del 95%, il Pil almeno del 5% all’anno. Il boom economico investiva gli italiani tumultuosamente: nelle case arrivava l’acqua corrente, il frigorifero prendeva il posto della ghiacciaia e comparivano macinacaffé, frullatori, lucidatrici. Per le casalinghe, poi, una straordinaria novità: aprivano i primi supermercati “servitevi da soli”. Per i giovani, invece, arrivava il «Rock and Roll», e Renato Carosone cantava, appunto, Tu vuò fa l’Americano.
Al miracolo economico, però, mancavano ancora le quattro ruote. Nel 1955, al salone di Ginevra, la Fiat aveva presentato la Seicento, ma 640 mila lire erano troppe per gli strati più popolari. Così, il 2 luglio 1957 arrivò la Nuova 500. L’aveva ideata l’ingegnere Dante Giacosa, in Fiat da sempre: una ultra-utilitaria, essenziale, nuda, semplice.
La prima versione non aveva nemmeno le borse laterali e i finestrini erano bloccati: per prendere aria si orientavano due lastrine, i deflettori, o si apriva la capote. Sul cruscotto, poi, un unico strumento indicava tutto: contachilometri, tachimetro, spie della dinamo, della benzina, dell’olio. Infine, la velocità massima: tra gli 85 e gli 88 km all’ora, e 100 km con 4 litri e mezzo di benzina. Soprattutto, “solo” 490 mila lire, circa tredici stipendi di un operaio. Eppure, i primi mesi furono stentati. Forse era “troppo” utilitaria: i deflettori urtavano contro la mano del guidatore e dietro ai sedili c’era solo una panchetta di legno.
La Fiat corse ai ripari e già nel novembre presentò due nuove versioni: la 500 economica e la 500 normale. Il motore potenziato da 13 a 15 cavalli, i finestrini si abbassavano, e dietro un sedile imbottito. Non solo: la Economica costava 465 mila lire, e chi aveva acquistato il modello “originale” si vide rimborsare con un assegno 25 mila lire, oltre al diritto alle modifiche – gratuite – per aumentare il motore.
Adesso, mentre iniziavano i lavori dell’Autostrada del Sole che avrebbe “unito” finalmente la penisola, era chiaro: quella macchina avrebbe invaso le strade italiane.
E infatti 11 anni dopo il 27% delle vetture sulle strade erano 500, nelle varie versioni: Sport, Giardiniera, “D”, mentre il prezzo scendeva: nel 1975, quando uscì dalla produzione, per comprarla bastavano quattro stipendi di un operaio.
La 500 fu il vero simbolo del miracolo economico del Paese, e tre anni dopo vinse il “Compasso d’Oro”, quale miglior esempio di disegno industriale.
Ma non solo. Rappresentò la società in movimento, come ben mostrava la pubblicità: fu la prima vettura affiancata da una ragazza, con guanti e cappellino. Chiaro il significato: la libertà e l’evoluzione del Paese e delle donne. La motorizzazione di massa cambiò radicalmente le abitudini degli italiani. La macchina diventò una alcova per i giovani, che potevano sfuggire ai controlli dei genitori ma, soprattutto, intere famiglie trasformarono la “gita fuoriporta” in un intero weekend.
Il “vasetto di yogurt” – il simpatico soprannome dovuto alle dimensioni e ai colori pastello – accompagnò il Paese nei suoi anni cruciali: l’Italia del benessere, che sulle ali del Blu dipinto di blu di Domenico Modugno – vincitore di Sanremo nel 1958 – non si sentiva più povera e disperata. E volava, con la 500, verso la modernità.
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