ARTE
La femminilità secondo Balla

La prima, fondamentale figura femminile per Giacomo Balla (1871-1958) è senza dubbio la mamma, Lucia Giannotti, una sarta rimasta vedova quando Giacomo aveva solo nove anni, che investì tutti i suoi averi per l’educazione del figlio. Prima il violino, poi la pittura e il disegno. Alla madre l’artista dedicò alcune delle sue opere più famose, sia del periodo divisionista che futurista. Seguono le altre donne della sua vita: la moglie Elisa, sposata nel 1904, e le figlie Luce ed Elica, entrambe artiste futuriste. Sono loro le protagoniste di molti dipinti di Balla, realizzati tra gli inizi del Novecento e gli anni della maturità. Una selezione di queste opere, dopo essere stata presentata a Miart di Milano, sarà esposta alla Galleria Bottega Antica, con la curatela di Elena Gigli che custodisce e preserva l’archivio dell’artista: un’occasione per riflettere sulle diverse declinazioni della femminilità interpretate da Balla in due periodi apparentemente lontani della sua produzione, quello divisionista di inizio Novecento e quella figurativo-realista degli anni Trenta e Quaranta. «Quiete operosa» (1898) è dedicata alla moglie Elisa, intenta a ricamare. Il dipinto è tutto giocato sull’atmosfera calda e familiare restituita grazie alla luce che penetra dalla finestra, creando un delicato chiaroscuro. Tra le opere più tarde, la figlia Luce è protagonista di «Timidezza», eseguito nel 1932 sul terrazzo della casa romana di via Oslavia, dove Balla si era trasferito tre anni prima. Pochi colpi di pennello per ricreare il vestito chiaro e i fiori, mentre il volto più definito crea un gioco illusionistico tra la realtà e la tela, rendendo protagonista l’osservatore. Infine, l’universo femminile si allarga e coinvolge anche l’amica di famiglia, la giovane Giuliana Canuzzi, che posa per il ciclo delle Quattro stagioni, realizzate tra il 1939 e il 1940. Prendendo ispirazione dalla fotografia artistica e di moda di quegli anni, e utilizzando un supporto a rete che riproduce un effetto analogo a quello patinato dei rotocalchi dell’epoca, Balla fa dialogare linguaggio artistico e mediatico, ottenendo un effetto di grande vitalità grazie alla luce radente e al prevalere dei toni del rosso. In contemporanea all’esposizione, la figura di Giacomo Balla viene celebrata anche dalla Banca d’Italia nella mostra Giacomo Balla 1902-1940. Esistere per dare, a cura di Elena Gigli (fino al 30 aprile, giacomoballa-esistereperdare.it).
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