LA MOSTRA
La «Frontiera» di Sereni

«Alla mamma e al papà con tutto l’affetto del loro figliolo. Vittorio». Una dedica tenerissima, che il poeta di Luino, Vittorio Sereni (1913-1983), scrive di suo pugno in apertura alla prima edizione della raccolta Frontiera(Edizioni di Corrente), con in copertina un’incisione di Renato Birolli. L’anno successivo viene pubblicata una ristampa per l’editore Vallecchi, con poche aggiunte: Sereni sta partendo per la guerra e sceglie il più generico titolo Poesie, ritenendo l’originale «diletto, ma troppo preciso». Agli amici lascia - nel caso non fosse sopravvissuto - il compito di divulgarla come suo testamento spirituale. Memorabili i versi che ricordano la città natale: «Presto la vela freschissima di maggio | ritornerà sulle acque | dove infinita trema Luino». Dall’esperienza della guerra e dai due anni di prigionia in nord Africa nascerà, nel 1947, Diario d’Algeria, testimonianza della tremenda realtà del conflitto, vissuta in prima persona. In occasione degli ottanta anni dall’uscita di Frontiera, prima di quattro raccolte poetiche, gli Archivi Sereni e Chiara offrono ai visitatori, nelle sale affacciate sul lago di Palazzo Verbania a Luino, Frontiera in mostra, a cura di Federico Crimi: un evento espositivo ricco di materiale anche inedito, che consente di scoprire il grande poeta in azione, grazie alle annotazioni lasciate sui blocchi e sugli albi, insieme a fotografie e libri. Tra questi, oltre all’edizione originale del 1941, anche un prezioso manoscritto, un block notes rilegato a spirale con quasi tutte le poesie di Frontiera. È commovente immaginare Sereni mentre scrive, lavora di cesello sulle parole, cambia la punteggiatura. Per rendere ancora più vera la sua presenza, in apertura della mostra ci sono alcuni strumenti di lavoro, la macchina da scrivere Olivetti e gli oggetti per la sua pulizia, il portasigarette, una foto incorniciata. Quattro le sezioni in cui si articola il percorso espositivo: la prima dedicata al metodo di lavoro del poeta, con numerosi manoscritti. La seconda alle tre edizioni del 1941, del 1942 e del 1966 (Scheiwiller) e alla fortuna critica, con l’immediato accoglimento delle poesie di Sereni nelle antologie, in particolare quella di Luciano Anceschi, Linea Lombarda, del 1952. La terza sezione, intitolata Ecco le voci cadono (dall’ultima poesia dell’edizione del 1942), racconta dell’uomo Sereni, del suo cambiamento negli anni a cavallo tra il 1941 e il 1942, ne ricostruisce gli affetti (era un uomo schivo e riservato) grazie alle dediche: agli amici, alla moglie, alla figlia Maria Teresa, che affettuosamente chiamava “Pigot”, cui riserva un delicato pensiero nell’incertezza dovuta alla guerra. Tra le dediche più struggenti la poesia 3 dicembre per Antonia Pozzi, l’amica poetessa morta suicida il 3 dicembre 1938. Infine, una sezione è dedicata a Frontiera in arte: a partire dal frontespizio di Birolli, sono esposte le varie cartelle d’artista nate sullo stimolo di alcune poesie di Frontiera. La mostra si inserisce in un ampio palinsesto di iniziative (si veda il box) ideate dal Comitato scientifico Archivio Vittorio Sereni e sostenute dall’Assessorato alla cultura del Comune di Luino, dal titolo Ma se ti volgi e guardi, ispirato all’incipit della poesia Lontananze, in mostra nella sua edizione originale dattiloscritta del dicembre 1944. Come conclusione è previsto un importante convegno, in programma il 9 aprile, dal titolo Ottant’anni di Frontiera (e dintorni), coordinato da Clelia Martignoni e organizzato in collaborazione-gemellaggio con il Centro di ricerca Franco Fortini, con sede presso l’Università di Siena, che sta realizzando un’impresa analoga a quella di Luino, con numerose iniziative dedicate al poeta toscano. Due personalità molto diverse, per certi versi antitetiche, amici e grandi intellettuali, tra cui esiste uno straordinario carteggio di oltre 130 lettere.
La mostra è allestita nelle sale di Palazzo Verbania a Luino
Il ricco percorso permette così
di scoprire l’autore in azione
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