NEL BICCHIERE
L’aperitivo all’italiana è on the rocks
Bianco o rosso, con i suoi 18 gradi il Vermouth fa subito girare la testa

La sua fama lo precede, tanto che molti pensano di averlo bevuto almeno una volta nella vita. Eppure quando si cerca di descriverlo, bisogna fermarsi un attimo per cercare nell’archivio della memoria, nella libreria dei sapori insoliti. È un bevanda alcolica o meglio un aperitivo d’altri tempi, il vermouth. Musicale già dal nome, è l’aperitivo piemontese nelle declinazioni bianco e rosso che con i suoi 18 gradi di media, fa immediatamente girare la testa. Fuori da Torino e dalla sua regione in realtà è difficile trovare il vermouth tra le proposte alcoliche che vanno per la maggiore come il prosecco, il cartizze o il Franciacorta che con le loro bollicine sono davvero dappertutto. Amatissimo da chi ama stupire, il vermouth è un aperitivo evocativo che regala tempo e spazio a una esperienza differente. Perché? Prima di tutto non è un vino ruffiano, non è tondo e dolce, nonostante alla base ci sia il moscato ma sono le erbe poi a imprimere il carattere. Non ha le bollicine. È un vino tutto d’un pezzo: scorre dritto, fin dal primo sorso, o piace o non piace. Non è un vino aperitivo per le vie di mezzo, tanto che qualcuno lo serve anche a fine pasto. La bellezza dell’evoluzione delle bevande è che ormai possono essere destrutturate: del resto se nella Svizzera più verace usano bere il tè caldo con la fondue (ma ci sarebbe da citare il famoso cappuccino richiesto di accompagnamento a un piatto di pasta che ha fatto tanto scalpore sui social italiani), si può bere anche il vermouth fuori dal contesto dell’aperitivo senza che nessuno inorridisca. Anzi. Tanto che può essere una bevanda adatta per un brunch oppure un pranzo o cena, insomma per un pasto. Sta bene con tutto, proprio perché ha una caratteristica fondamentale: la bevanda piemontese è gradevole e non stucchevole. Non lascia la sensazione di essere “troppo”. Bevuto a piccoli sorsi, la prima sensazione è legata proprio al suo sapore che a tratti sfugge. Così dopo il primo assaggio, si beve il secondo quasi come ad avere conferma del sapore del gusto legato alle erbe. Questo il segreto del successo ritrovato del vermouth: si ha quasi la sensazione che possa essere una bevanda della salute, seppure alcolica. Per questo è anche difficile esagerare con il numero di bicchieri perché nella moderazione sta anche parte del suo successo. Ora, ci sono almeno un paio di elementi che rendono speciale questa bevanda per adulti. Dicevamo la memoria: assaporandola sembra di tornare a casa di nonni e zii. Il vermouth è un aperitivo classico italiano, si contraddistingue grazie a quei sapori che scorrono nel dna e portano all’infanzia. L’altro elemento imprescindibile, è legato a esperienza e contesto. Per assaporare davvero il vermouth? È sufficiente avere una bottiglia a casa per preparare l’aperitivo con una fetta di arancia a ghiaccio e il gioco è fatto. Eppure, per fare il battesimo del vermouth bisogna andare proprio a Torino dove lo servono con maestria. Non solo: per provare una “verticale” e - qui gli appassionati della materia che vogliono cimentarsi in una esperienza sensoriale resteranno affascinati - il consiglio è quello di andare alla Vermoutheria Peliti’s ai Murazzi, lungo il Po. Qui servono uno dei vermouth storici e più antichi della città in un locale dall’atmosfera affascinante che che si affaccia sul fiume. Ci si siede, assapora la bevanda con tranquillità: viene servita in bicchieri di vetro non troppo alti. E dato che la gradazione alcolica non perdona, soprattutto se si assaggiano le versioni bianca, rossa e riserva, sarà meglio sorseggiare i vermouth accompagnandoli con piatti della tradizione in versione moderna, dai ravioli del plin al vitello tonnato.
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