PROBLEMI ALLA VISTA
Ipovedenti, l’allarme degli oculisti

Tra le tante richieste rivolte al nuovo ministro della sanità c'è anche quella della società oftalmologica Italiana (SOI) nella persona del presidente Matteo Piovella. Più che di una semplice richiesta si tratta di un grido d'allarme: se non s'interviene subito su tutto il territorio nazionale con delle cura salva-vita (finora non riconosciute dal Servizio Sanitario Nazionale), si rischia entro il 2030 di raddoppiare il numero delle persone con gravi problemi alla vista, che in Italia sono già 2 milioni (15% i non vedenti del tutto e 85% gli ipovedenti in forma grave e progressiva).
«La vista è stata sempre la Cenerentola del nostro Sistema Sanitario. Dal Duemila ad oggi ogni decisione è stata sempre finalizzata al contenimento della spesa, seguendo il concetto di costo/beneficio, inconcepibile in una medicina moderna».
LE ATTESE NEGLI OSPEDALI
Lunghissime le attese negli ospedali per una visita oculistica a pazienti con gravi patologie e con il rischio di perdere la vista. In alcuni centri pubblici, attese di 12/24 mesi anche per l'intervento della cataratta. Nonostante tutto questo, i settemila medici della SOI riescono ogni anno a curare un milione e mezzo di persone, eseguendo con rigore e competenza oltre 20 milioni di visite oculistiche.
IL CONGRESSO DEGLI OCULISTI ITALIANI
In programma a Roma, dal 16 al 19 novembre, il 101mo congresso degli oculisti italiani, 4 giornate di incontri per ribadire quella che nel tempo è diventata per loro una parola d'ordine: “La vista salva la vita”. Burocraticamente in Italia l’oculistica all'avanguardia non può accedere al piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) perché considerata una tecnica di tipo elettivo, quindi non salva-vita e molte persone devono mettere mano al portafoglio per salvaguardare la salute dei propri occhi. Una condizione che persiste da anni e che la pandemia ha penalizzato ancora di più.
LE PAROLE DEL PRESIDENTE PIOVELLA
«Abbiamo carenze per la diagnosi e le cure di pazienti affetti da maculopatie - fa presente Matteo Piovella - il 70% di loro non accede a terapie adeguate per inadempimenti burocratici che non sono stati mai così trascurati; l'intervento di cataratta è riconosciuto dal SSN, ma senza quei miglioramenti tecnologici oggi disponibili e in grado di corregge i difetti rimasti, con l'impianto di cristallini artificiali che consentirebbero di guidare la macchina, vedere la televisione, leggere un libro o il giornale senza dipendere dall'uso di occhiali o di lenti a contatto».
Tutti, prima o poi, abbiamo dei problemi alla vista e di conseguenza servono delle risposte da parte del Ministero della salute. Occorrono 600 milioni di euro per ammodernare le attrezzature esistenti e garantire a tutti i pazienti terapie d’avanguardia. Al momento non esiste in Italia un progetto in grado di offrire i miglioramenti necessari, soprattutto nelle scuole dove la prevenzione con visite oculistiche si è ulteriormente ridotta a causa della pandemia.
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