LETTERATURA
Le scelte modellano il futuro. "Forse"
Claudia Donadoni, il racconto nato durante la pandemia diventa long story

Il senso del tempo, i conflitti, la libertà, il destino, l’amore, la responsabilità dell’umanità sull’ambiente circostante. E la necessità di una scelta, perché solo così Forse tutto è possibile. E Forseè il titolo del primo romanzo dell’attrice, drammaturga e regista varesina Claudia Donadoni: pubblicato da Macchione Editore sarà presentato sabato 7 maggio alle 17.30 a Villa Recalcati a Varese, all’interno del Festival del Racconto del Premio Chiara. A moderare l’incontro, Maurizio Lucchi.
LA NASCITA DELL’IDEA
«Durante la pandemia – spiega l’autrice – ho vissuto un momento di spaesamento sia come artista sia come essere umano e in quella dimensione avevo pensato di scrivere un testo teatrale: invece è nato un racconto che, anche su invito di diverse persone a cui l’ho fatto leggere, si è trasformato in una long story, nella forma di racconti nel racconto, con la cadenza di un romanzo breve su stile americano». Al centro la storia di una madre e di una figlia proprio in tempo di covid, in cui il microcosmo familiare diventa lo sguardo privilegiato per osservare fragilità, incertezze, criticità. «Avevo già scritto storie per bambini e scrivo per il teatro – prosegue Claudia Donadoni -, ma mai narrativa prima di questo libro. La mia scrittura per il teatro ha influito non poco sui ritmi che sono molto serrati».
IL ROMANZO
Il romanzo si divide in tre parti: la prima inserita nel lockdown, quando «eravamo in un flusso di pensiero più o meno angoscioso: lo stile è quasi monologante, un dialogo serrato immaginato tra due archetipi, quelli della madre e della figlia, portati all’estremizzazione. Poi segue una sorta di tregua, con una scrittura più da narrativa, mentre nella terza parte sono passati sette mesi e c’è un rallentamento delle tensioni con però un futuro da costruire». E con una lenta apertura alla speranza, anche se è sempre la scelta del singolo che fa la differenza. «Tema del racconto – conclude Claudia Donadoni – è anche la situazione degli anziani oggi e l’incapacità di poter sentire le situazioni più che gestirle, sentire il cuore dell’altro. Ho immaginato due figure nella grande città, dove c’è un isolamento, presi dai propri bisogni e dai propri bisogni. Con una solitudine anche imposta, mentre la vita scappa via e dentro cresce l’ansia». E la speranza nel futuro viene un po’ rappresentata da un passaggio del libro ripreso in quarta di copertina: l’essere come fiori di ciliegio, fragili e che cadono in inverno ma che forse a primavera potrebbero tornare a essere gemme. Forse». (sa.m.)
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